martedì 2 agosto 2011

ADDIO ALL' ATTRICE "GINELLA" BERTACCHI * >> il ricordo di Lidia Bertacchi


E’ scomparsa il 29 luglio 2011 l’attrice bolzanina Ginella Bertacchi, che ha iniziato la sua attività professionale nel lontano 1956 a seguito del concorso “Talia” indetto dalla Rai per l’interpretazione di “Pel di carota” di J.Renard. Ginella, più conosciuta in ambito nazionale che locale, ha sostenuto per 35 anni ruoli di attrice giovane, prima attrice e comprimaria in compagnie importanti come la Compagnia del Teatro Italiano diretta da Turi Vasile per le regie di D’Anza e Peppino De Filippo, insieme agli attori Arnoldo Foà, Giancarlo Sbragia, Alberto Lupo, Mila Vannucci e lo stesso Peppino De Filippo. In seguito ha lavorato con passione per quattro stagioni con il Teatro Stabile di Bolzano diretto da Fantasio Piccoli, Pietro Privitera e Marco Bernardi su testi di C. Goldoni, H. Balzac, G.B. Shaw, L. Pirandello e altri, con attori come Tino Schirinzi, Nino Besozzi, Renzo Ricci, Magda Mercatali ecc.Fondamentale è stata la sua esperienza con il Teatro Stabile di Trieste diretto da Giulio Bosetti e Sergio D’Osmo, su repertori di Molière e Dürrenmatt, con lo stesso Bosetti, Mario Scaccia e Paola Bacci e la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano diretto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Indimenticabile la sua interpretazione della “servetta” nell’”Arlecchino servitore di due padroni”, commedia di C.Goldoni recitata con Gianrico Tedeschi, Ottavia Piccolo, Tino Carraro, Carlo Simoni. Attrice di grande esperienza e di alta professionalità, appartenente alla ‘vecchia scuola’ del teatro di parola, Ginella Bertacchi, oltre ad aver girato l’Italia e l’Europa (Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio), ha effettuato importanti tournèe a New York, in Brasile, Argentina, Perù, Venezuela e Guatemala. Dotata di grande versatilità, precisa, rigorosa, ha interpretato innumerevoli commedie dalla “ La vedova scaltra” di C.Goldoni alla ”Dodicesima notte” di Shakespeare. L’ultima di cui ha fatto parte è La Compagnia Teatro Mobile diretta da G.Bosetti, anche lui recentemente scomparso, in cui ha recitato con sensibilità e personalità testi di Molière, Goldoni, Pirandello, Kafka, Feydeau, insieme a Marina Bonfigli, Paola Borboni, Ugo Pagliai ed altri. Oltre al teatro, Ginella si è impegnata anche nel doppiaggio cinematografico e in quello televisivo e ha svolto varie attività in ambito radiofonico.
Parte della sua vita l’ ha anche dedicata all’insegnamento e alla preparazione di allievi al Centro sperimentale di cinematografia , ha tenuto numerosi corsi di recitazione all’ M.T.M. e all’Accademia Silvio D’Amico di Roma, città nella quale ha vissuto per molti anni. Ha insegnato presso l’Accademia d’Arte drammatica di Palmi e all’Istituto Nazionale d’Arte di Siracusa. Spirito libero dal punto di vista ideologico ed etico e pronta ad impegnarsi socialmente e politicamente, ha curato la regia della “Cantata per la festa dei bambini morti di mafia” di L.Violante per il Teatro Libero di Milano. Con l’Associazione “Tempo di fermenti” di Albano Laziale ha realizzato letture drammatizzate di Svevo, Lorca, Wesker, Nicolai.
Tornata a Bolzano nel 2000, instancabile e con la voglia di donare la sua esperienza, ha collaborato e curato la regia di alcune rappresentazioni teatrali per le produzioni Forcato . Nel 2006, tra le innumerevoli idee e progetti, si è esibita nella lettura espressiva di alcuni brani tratti dal libro “Lupus Giampi, favola metropolitana on-line” di T.Astolfi-L.Bertacchi (Armando Editore, Roma), in anteprima ad una relazione tenuta dagli stessi autori e da alcuni critici letterari, in occasione della presentazione dello stesso libro, tenutasi al centro culturale del Teatro Cristallo di Bolzano nel maggio dello stesso anno. Nel 2011 viene nuovamente richiamata dal regista del Teatro Stabile di Bolzano, Marco Bernardi, il quale le offre una parte nella commedia “Il ritorno” di Carlotta Clerici, spettacolo che andrà in scena in prima mondiale a Bolzano il 10 novembre prossimo. “Un ruolo che sarebbe stato perfetto per lei, dell’anziana divertente e svampita,”- sostiene lo stesso Marco Bernardi. Purtroppo l’attrice non ha potuto portare a termine quest’ultimo progetto a causa della sua prematura scomparsa, ma Ginella sarà sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria. Il pubblico applaude e ringrazia…




*** Tutti i diritti riservati - Copyright by Lidia Bertacchi 2011

sabato 9 luglio 2011

SEDURRE O FARSI SEDURRE? - TIZIANO ASTOLFI

SEDURRE O FARSI SEDURRE?
IO MI LASCIO SEDURRE DA TUTTO CIO CHE E’ BELLO, GENIALE E AMOREVOLE.


Ma, cos’è la seduzione? Sedurre vuol dire condurre a se e quindi farsi sedurre vuol dire farsi condurre! Molto dipende dal carattere o dalla personalità che si ha. Lo ammetto, forse sono un po’ pigro ed è difficile che mi faccia condurre facilmente… Eppure a volte, poche volte per la verità, cercare di farsi condurre o seguire una meta ne vale la pena…ma…Dove? Quando? Come? Perché? Una grande emozione mi può coinvolgere e quindi mi può condurre ad osservare attentamente l’estetica, il bello. Può essere una forma d’arte, uno straordinario equilibrio armonico che mi spinge a cercare nell’estetica e quindi, in questo caso, è il bello che mi seduce. Mi affascina ciò che è geniale ed originale nella sua natura o nella sua specie, in questo caso è l’istinto che mi suggerisce di seguire, di farmi condurre. Al contrario, la quotidianità, la ripetizione dell’evento, la copia, l’imitazione, la replica, la mancanza di fantasia sono elementi che mi allontanano. Ma quello che veramente mi seduce è tutto ciò che è amorevole, tutto quello che si fa con amore, quello che è sensibilmente intelligente, quello che è puro nella sua essenza: tutto questo mi induce a riflettere profondamente e mi orienta a seguire o cercare un relativo senso alla propria esistenza. Tiziano Astolfi (Bolzano)

martedì 22 marzo 2011

TIZIANO ASTOLFI: RIFLESSIONI SULLA RANA DI KIPPENBERGER






LA RANA DI MARTIN KIPPENBERGER (1953-1997)

(TITOLO DELL'OPERA: PER PRIMA I PIEDI)

Una domanda impossibile all’autore della rana in croce esposta nel 2008 al Museion di Bolzano. Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla Rana di Martin esposta nel 2008 al Museion di Bolzano ha prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera, se non quelle di aver involontariamente fatto salire il valore anche delle altre opere dell’artista stesso. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, hanno ritenuto che l’opera fosse stata una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il museo ospitante. Se fosse questa seconda ipotesi, il vero valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di aver esposto l’opera, aspetto che riguardava esclusivamente il gallerista o il direttore del museo. Io l’opera l’avevo osservata attentamente e avevo cercato di rispondere alle domande che mi aveva posto. Mi avvicinai all’opera, tesi bene l’orecchio per sentire le sue domande e all’improvviso mi sentii chiedere: “Credi che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non seppi rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera, ancora oggi non so dare risposta. Continua però in me ancora oggi il desiderio di voler chiedere all’artista chi dei due volesse veramente rappresentare, a meno che (terza ipotesi) non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da molti anni… ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà? - TIZIANO ASTOLFI (Bolzano) http://www.tizianoastolfi.com/
LA RANA DI KIPPENBERGER
Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla esposizione della rana crocefissa (datata 1990) hanno prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, ritengono che l’opera sia una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il Museion (forse più probabile). Se fosse questa seconda ipotesi, il valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di esporre l’opera, eventualmente questo aspetto riguarda esclusivamente il gallerista o il direttore di un museo. Io l’opera l’ho osservata attentamente e ho cercato di rispondere alle domande che mi ha posto. Mi sono avvicinato all’opera, ho teso l’orecchio per sentire bene le sue domande e mi sono sentito chiedere: “Credete che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non ho saputo rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera. Ora mi piacerebbe chiedere all’artista chi dei due volesse rappresentare, a meno che non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da undici anni e non mi può rispondere ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà.
TIZIANO ASTOLFI
(Bolzano)

lunedì 7 giugno 2010

TIZIANO ASTOLFI - AFORISMI & RIFLESSIONI

01) L'uomo è indirizzato a quattro generi di vita: al piacere che è un fine per schiavi e bestie, all'onore che è oggetto della vita politica, alla ricchezza che non è un fine ma un mezzo e alla contemplazione che è il fine supremo. Sinceramente... a quale genere credi di appartenere?

02) Esiste il silenzio della ricerca e il silenzio della incomunicabilità... c'è anche il silenzio assordante! ... non temete, ascoltate il silenzio!

03) Che tu sia colto non lo so, che tu sia intelligente lo posso vedere.

04) Per alcuni artisti la loro arte è la trasformazione del pianto in un'opera.

05) Non comprate quadri di arte moderna, fateveli!

06) Ogni uomo desideroso di giungere al fine supremo dell'anima chiede responsi agli oracoli staccando completamente il suo spirito dalle cose volgari: questo è il campo ideale del surrealismo.

07) Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma: il progetto è la trasformazione di un'idea ma... l'idea di cosa è la trasformazione?

08) Ovunque voi siate amate il punto dove siete poichè tutto comincia da li.

09) Per avere delle idee originali, straordinarie e forse immortali non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino nuovi e insoliti e rivelino in tal modo la loro vera essenza.

10) Non intendo l'arte come imitazione della realtà ma effetto di una analisi ricorrente. -

*

giovedì 18 marzo 2010

TIZIANO ASTOLFI: COME NASCE UNA CANZONE

Molti si chiedono: "Come nasce una canzone?" oppure: "Si scrive prima il testo o la musica?"... e ancora: "Qual'è il luogo ideale per comporre un brano musicale?"- Quando, dove e come non si può stabilire. Se hai un temperamento musicale può essere che l’idea di una melodia ti nasca in qualsiasi luogo all’improvviso, provocata da particolari circostanze: da rumori trasformati in suoni, da suoni intervallati da silenzi, da ritornelli che vagano ripetutamente nella mente fino a prendere forma nel più adatto giro armonico. E poi i suoni suggeriscono testi e i testi, a seconda del loro contenuto, possono determinare la pulsazione, cioè la velocità del brano stabilendo di conseguenza la metrica. A volte, anzi quasi sempre, tutto questo è già nell’aria, basta saperlo cogliere.

giovedì 25 febbraio 2010

Tiziano Astolfi: IL BURQA, UNA OFFESA ALLA DIGNITA' DELLA DONNA

IL BURQA, UNA OFFESA ALLA DIGNITA’ DELLA DONNA

Donne italiane ed europee protestate, unitevi e lottate per tutte le altre donne del mondo in cui la loro libertà viene tolta. Il burqa, letteralmente cella mobile, abito che non permette la visibilità dell’intero corpo femminile, è un offesa per la dignità della donna ovunque essa sia , indipendentemente dall’ età, dall’ etnia e dalla nazione a cui appartengano. In Europa e nell’occidente in generale girano mascherati solo i rapinatori, quelli che non devono farsi vedere perché devono nascondere qualcosa o non vogliono farsi riconoscere perché compiono qualcosa di illecito. Perché la donna libera e onesta deve nascondersi? Nei luoghi dove il volto della donna è obbligato ad essere nascosto, la donna stessa è considerata poco più che un animale da riproduzione di cui l’uomo è possessore, magari di vari “esemplari”, che usa a proprio piacere anche come merce di scambio, la più alta umiliazione che una donna possa ricevere nell’intera vita. Anche in Europa si notano molte persone costrette al burqa. Cosa fa l’Italia?
Articolo 3 della costituzione italiana: „Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di RELIGIONE, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Cosa fanno le donne italiane? Dov’è la questione morale? Dov’è il rispetto della costituzione? Articolo 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di SICUREZZA. Va detto che esiste già una legge 152 del 1975 in materia di identificabilità delle persone che vieta l'uso di caschi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico aperto al pubblico'. E’ ora di applicare la legge o va bene cosi?
Dove è andata a finire la battaglia per i diritti della donna delle femministe? Menefreghismo o astensionismo di intervento dettato da una morale ipocrita? Meditate care amiche donne, meditate! - Tiziano Astolfi

lunedì 6 aprile 2009

TIZIANO ASTOLFI: ASCOLTA IL SILENZIO

ASCOLTA IL SILENZIO di Tiziano Astolfi dall'album CD "TEMPI DIVERSI" © 2009

Occhi diversi, colori sfumati, pelle più scura a volte più chiara.
Donne coperte con velo sovrano, donne diverse di veli non sanno.
Ah ah ah…
Templi comuni, luoghi di culto, nomi diversi, ma un unico Dio.
Quante ferite si deve leccare, chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !

Arti e mestieri, storie comuni, luoghi privati o spazi comuni.
Tempo vissuto o tempo perduto. “Fare scommesse o solo promesse?”
Ah ah ah… -
E’ libera scelta, istinto o ragione, dipende da voi quale sia l’opinione.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !

Tane per topi, terre lontane. Squallide vie o piazze a ricami.
Un povero ricco o ricco infelice: “Quale è la via che in fondo conviene?”
Ah ah ah…
A volte osannati poi derubati, eppure è la storia a cui si appartiene.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !

mercoledì 4 febbraio 2009

TIZIANO ASTOLFI: CONSIGLIO AGLI ARTISTI CONTEMPORANEI

Mettetevi davanti una tela o un piano per comporre un’opera, preparate pennelli e colori, pensate e riflettete a lungo e, ancora prima di stendere i colori, distruggete la vostra tela, avrete così composto un vero capolavoro!

http://www.tizianoastolfi.com/

martedì 3 febbraio 2009

TIZIANO ASTOLFI: ARTE CONTEMPORANEA, una provocazione o un modo di farsi pubblicità?



Esiste, ha senso, quale ruolo ha l'arte contemporanea oggi? Difficile rispondere. Qualcuno definisce l'arte contemporanea lo specchio della vita sociale del nostro tempo. Propabilmente è cosi anche perchè si deve ricordare che ogni opera d'arte del passato è stata contemporanea. Vista cosi sembrerebbe che anche l'attuale arte contemporanea abbia il ruolo di documentare, raccontare o interpretare lo stato sociale psicologico e morale del nostro segmento di vita. Il continuo stato di degrado dei costumi, dei valori, dell'estetica, della morale, dell'etica e l'eccessivo relativismo lo stiamo osservando ormai da quarant'anni e di conseguenza l'arte contemporanea dunque si "ripete". Dopo le geniali provocazioni del dadaista Marcel Duchamp tradotte con i Ready Made cioè detto=fatto come (Fontana=urinatoio - Ruota di bicicletta rivolta all'insù, la gioconda con i baffi), di Piero Manzoni (merda d'artista), di Lucio Fontana (I tagli nelle sue tele), di Alberto Burri ( i buchi nelle tele e i collage di sacco), di Jackson Pollock (Action Painting, L'azione della pittura con le macchie di colore gettate sulla tela), di Salvador Dali ( gli automatismi psicologici, il paranoico-virtuale, le associazioni impossibili), di Andy Warhol (la ripetizione sistematica e la denucia del sistema consumistico di massa), oggi, cosa c'è di nuovo? Queste forme d'arte oggi , nel 2009, hanno oltre 50 anni per non parlare poi delle geniali intuzioni futuriste che oggi, (testimone il famosissimo Manifesto Futurista di Marinetti del 1909), compiono 100 anni. Cosa c'è allora di nuovo nell'arte, oggi? Niente! Forse la video-arte, la computer grafica? (A parte che queste due ultime forme d'arte hanno anch'esse oltre 25 anni). Qual'è oggi il ruolo dell'artista? Cosa comunica di nuovo l'artista? Quale messaggio potrebbe offrire? Lo aveva detto 50 anni fa il grande Salvador Dali: "Non comprate i quadri contemporanei, fateveli!" Frase geniale come l'artista stesso. Ebbene si: Tutti "possono" fare arte, tutti sono in grado di produrre arte... c'è però qualche voce dissonante che sostiene, a torto o a ragione, che chi ha veramente talento fa "ARTE" se non la fa. Sarà vero? -


Tiziano Astolfi (Bolzano)