martedì 8 maggio 2018
venerdì 27 aprile 2018
LORO 1 - RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2018
LORO 1 - recensione di Tiziano Astolfi © 2018
LORO 1 film 2018 - regia di Paolo Sorrentino
recensione di Tiziano Astolfi 26 aprile 2018
Da alcuni giorni è uscito nelle sale cinematografiche il film: LORO 1 di Paolo Sorrentino. Un film metaforico, pseudo documentaristico, a tratti surreale, provocatorio ma anche dai contenuti squallidi. Una pecora entra in una lussuosa villa e assiste alla proiezione di alcuni canali televisivi commerciali mentre un condizionatore d'aria abbassa gradualmente la temperatura ambiente fino a far morire l'animale. Un rampante impresario venuto dal sud, cocainomane e senza scrupoli (interpretato da Scamarcio) recluta disinibite ragazze per introdurle nel mondo dello spettacolo attraverso party organizzati. Droga, alcol e orge caratterizzano il clima degli incontri. Politici corrotti coinvolti in probabili illeciti affari mirano al potere cercando di salire sul carro del vincitore per poi colpire il suo condottiero. Lo specchio di un'Italia corrotta è quello della cosiddetta seconda repubblica. Una ricostruzione fantastica, quasi fedele, rabbiosa e politica dei primi anni duemila. A Roma un camion della nettezza urbana, a causa di una pantegana, esce di strada e, capovolgendosi, sparge una valanga di rifiuti che improvvisamente si trasformano in una pioggia di pasticche ecstasi. Un imprevisto ed esplicito segnale metaforico della società capitolina. Ma chi è l'uomo a cui si fa riferimento? Ma è ovvio, è Lui. Lui è il grande burattinaio che il regista Sorrentino nella pellicola fa apparire solo a circa tre quarti della proiezione. Un panfilo con a bordo decine di ragazze seminude si aggira nelle acque delle spiagge della Sardegna per cercare di attirare l'attenzione di Lui, l'uomo più amato o odiato ma sicuramente più invidiato d'Italia. Ma Lui, cosi compare il nome di Sivio Berlusconi nei display degli smartphone, è seriamente intenzionato a riconquistare il cuore della moglie Veronica. Troppi interessi, politici, aziendali e sportivi riferiti all'amato e pluridecorato Milan, sembra abbiano allontanato sua Emittenza Silvio (interpretato e caricaturato da Toni Servillo) dal suo secondo nucleo famigliare. Eppure nell'immenso parco della sua lussuosa villa, tra innumerevoli tipi di piante di cui è profondo conoscitore, trova il tempo per illuminare filosoficamente il suo amato nipotino. Un reale Fabio Concato appare nei giardini della villa cantando la canzone "Una domenica bestiale" in memoria dei primi incontri avuti con la bellissima Veronica (interpretata da E. Sofia Ricci). Un aspetto sentimentale in cui traspare una vaga simpatia del personaggio che il regista sembra voglia delicatamente sottolineare nell'ultima parte della prima proiezione. Anche in questo film, come in molti altri concentrati sulla figura di Berlusconi, il ritratto del berlusconismo fa ancora discutere sull'uomo, l' impresario e il politico che ha maggiormente influito nella vita sociale degli ultimi venticinque anni.
Tiziano Astolfi
recensione di Tiziano Astolfi 26 aprile 2018
Da alcuni giorni è uscito nelle sale cinematografiche il film: LORO 1 di Paolo Sorrentino. Un film metaforico, pseudo documentaristico, a tratti surreale, provocatorio ma anche dai contenuti squallidi. Una pecora entra in una lussuosa villa e assiste alla proiezione di alcuni canali televisivi commerciali mentre un condizionatore d'aria abbassa gradualmente la temperatura ambiente fino a far morire l'animale. Un rampante impresario venuto dal sud, cocainomane e senza scrupoli (interpretato da Scamarcio) recluta disinibite ragazze per introdurle nel mondo dello spettacolo attraverso party organizzati. Droga, alcol e orge caratterizzano il clima degli incontri. Politici corrotti coinvolti in probabili illeciti affari mirano al potere cercando di salire sul carro del vincitore per poi colpire il suo condottiero. Lo specchio di un'Italia corrotta è quello della cosiddetta seconda repubblica. Una ricostruzione fantastica, quasi fedele, rabbiosa e politica dei primi anni duemila. A Roma un camion della nettezza urbana, a causa di una pantegana, esce di strada e, capovolgendosi, sparge una valanga di rifiuti che improvvisamente si trasformano in una pioggia di pasticche ecstasi. Un imprevisto ed esplicito segnale metaforico della società capitolina. Ma chi è l'uomo a cui si fa riferimento? Ma è ovvio, è Lui. Lui è il grande burattinaio che il regista Sorrentino nella pellicola fa apparire solo a circa tre quarti della proiezione. Un panfilo con a bordo decine di ragazze seminude si aggira nelle acque delle spiagge della Sardegna per cercare di attirare l'attenzione di Lui, l'uomo più amato o odiato ma sicuramente più invidiato d'Italia. Ma Lui, cosi compare il nome di Sivio Berlusconi nei display degli smartphone, è seriamente intenzionato a riconquistare il cuore della moglie Veronica. Troppi interessi, politici, aziendali e sportivi riferiti all'amato e pluridecorato Milan, sembra abbiano allontanato sua Emittenza Silvio (interpretato e caricaturato da Toni Servillo) dal suo secondo nucleo famigliare. Eppure nell'immenso parco della sua lussuosa villa, tra innumerevoli tipi di piante di cui è profondo conoscitore, trova il tempo per illuminare filosoficamente il suo amato nipotino. Un reale Fabio Concato appare nei giardini della villa cantando la canzone "Una domenica bestiale" in memoria dei primi incontri avuti con la bellissima Veronica (interpretata da E. Sofia Ricci). Un aspetto sentimentale in cui traspare una vaga simpatia del personaggio che il regista sembra voglia delicatamente sottolineare nell'ultima parte della prima proiezione. Anche in questo film, come in molti altri concentrati sulla figura di Berlusconi, il ritratto del berlusconismo fa ancora discutere sull'uomo, l' impresario e il politico che ha maggiormente influito nella vita sociale degli ultimi venticinque anni.
Tiziano Astolfi
Bolzano 26.04.2018
Tutti i diritti riservati - Copyright by Tiziano Astolfi © 2018
domenica 11 marzo 2018
NOME DI DONNA (film) recensione di Tiziano Astolfi © 2018
Recensione
di Tiziano Astolfi
10 marzo 2018
NOME
DI DONNA 10 marzo 2018
(regia di
M.T.Giordana-2018)
Il film propone una tematica
antica: le molestie sessuali. La protagonista Nina,(interpretata da Cristiana
Capotondi), alla ricerca di un lavoro con cui mantenere se stessa e sua figlia, viene
finalmente assunta come inserviente in un centro di assistenza per anziani.
Inserita nell’organico della struttura di accoglienza, ben presto dovrà fare i
conti con il direttore (interpretato da Valerio Binasco), un tipo prepotente,
senza scrupoli e "malato" sessualmente. La giovane Nina però non ci sta e,
contrariamente alle sue colleghe, si
ribella. Quello che però turba maggiormente Nina è quando viene a conoscenza
del fatto che quasi tutte le colleghe per omertà tacciono e nessuna si oppone alle molestie
del direttore. Decisa a non sottomettersi, ma dovendo subire un conflitto
interiore con il rischio di essere licenziata, la protagonista si rivolge prima
ad un sindacato e poi ad un avvocato donna al fine di attivare una causa
legale. Avviata la denuncia, il procedimento giudiziario si presenta difficile
poiché il direttore, oltre ad essere protetto dalle alte sfere ecclesiastiche,
gode di un’alta onorabilità, ma alla fine Nina, attraverso una serie di
elementi a suo favore, compresa una videoregistrazione che incastra il
direttore, ottiene giustizia. Il film, ben costruito in 98 minuti di pellicola,
ha, nelle intenzioni del regista Marco Tullio Giordana, la missione di lanciare un messaggio: cambiare
il mondo e renderlo migliore di quello che è. Una proiezione interessante che
fa riflettere le donne e soprattutto gli uomini. Le donne potranno prendere
coscienza ed avere il coraggio di dire “no”
senza paura di respingere avance non gradite. Gli uomini avranno l’occasione per
meditare e onestamente dissociarsi da comportamenti prepotenti ed ignobili.
Tiziano Astolfi
Tiziano Astolfi
Copyright by Tiziano Astolfi - Tutti i diritti riservati © 2018
domenica 11 febbraio 2018
SONO TORNATO - Recensione di TIZIANO ASTOLFI © 2018
SONO TORNATO
regia di Luca Miniero - film 2018
regia di Luca Miniero - film 2018
Recensione di Tiziano Astolfi 11.02.18
Un film surreale,
divertente, metaforico ma soprattutto un film che fa riflettere. Cento minuti
di pellicola in cui il regista Luca Miniero mette in evidenza i grandi errori
del passato e soprattutto i madornali errori del presente. Il film racconta di
un improbabile Duce (interpretato da Massimo Popolizio) catapultato in una piazza romana di un quartiere
multietnico nella complessa realtà del 2017. Un’Italia in cui regna il caos, dove
i valori conquistati in decenni sembrano crollati o privi di senso: politici
corrotti, immigrazione incontrollata, la crisi economica e un’idea di
futuro incerto che mette paura. In
questo scenario un giornalista documentarista precario (interpretato da Frank Matano)
viene casualmente a contatto con Benito Mussolini e, credendolo un attore
comico, lo invita a collaborare per realizzare uno scoop televisivo di
successo. Il duce, capendo immediatamente il valore degli attuali media, accetta
ed insieme girano l’Italia per videoregistrare le reazioni della gente ad un
eventuale ritorno di un uomo forte che possa mettere “ordine” nell’attuale società.
L’operazione funziona benissimo tanto da diventare un seguitissimo show televisivo
in cui il Duce diventa indiscusso protagonista. E cosi il film racconta le
speranze, l’aspetto comico-surreale ma anche le paure che il personaggio Benito ancora incute in
chi non ha dimenticato. Ed è qui che il film, ben costruito, invita ad una profonda
riflessione: ma perché molti, nonostante tutto, ancora oggi, a torto o ragione,
strizzano l’occhio ad un uomo forte e deciso come il condottiero di Predappio?
E perché la paura di un malcapitato, non sia mai, ritorno? E chi sarebbero i responsabili
di un eventuale ritorno di un regime forte e autoritario: chi “abbaia”
solamente più forte? o chi ha realmente creato le disastrose condizioni
economiche, sociali e morali affinché questo avvenga? Un bel film che merita di
essere visto e onestamente discusso.
Tiziano Astolfi
Tutti i diritti riservati - Copyright by Tiziano Astolfi © 2018
Tutti i diritti riservati - Copyright by Tiziano Astolfi © 2018
venerdì 15 gennaio 2016
LA CORRISPONDENZA (regia G.Tornatore 2016) RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2016
LA
CORRISPONDENZA (regia di G. Tornatore 2016)
*** RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2016 ***
Un
film difficile, un ottima scenografia, luce perfetta controllata perfettamente
dal regista e diversi spunti su cui riflettere. E' una storia d'amore tra un affascinante
sessantenne docente universitario e la sua amante, una sua ex allieva fuori
corso. Il professore Ed (Jeremy Irons) è un personaggio un po' contorto, forse
un po' egoista nei confronti della sua famiglia ma follemente innamorato della
studentessa di astrofisica (Olga Kurylenco) che ha circa 30 anni di meno ed è tre
anni più giovane di sua figlia. All'inizio è difficile intuire il vero
rapporto tra i due: per il professore potrebbe sembrare una situazione egoistica
e di puro comodo nell'intento di tenersi solo il buono ovvero la bellezza della
giovane Amy (il nome della ragazza). Forse l' inesperienza della ragazza, data la
giovane età, evita al professore i disagi quotidiani ma non per questo, con
abili manovre, la costringe alla clandestinità per altro da lei condivisa senza
particolari reclami. L'aspetto tecnologico appare come il fil-rouge di una
storia reale e virtuale nel medesimo tempo. Dopo circa 6 anni di anomala frequentazione
con la sua amata, il professore Ed, che è anche uno stimato ricercatore astrofisico,
scompare definitivamente dalla reale frequentazione della bella giovane ma
continua il rapporto virtuale, o meglio continuano i contatti, attraverso i-phone,
sms, skype e videoregistrazioni su disco. La giovane attraversa un conflitto
interiore a causa della morte dell'amato padre provocata da un incidente
automobilistico in cui lei stessa era alla guida del mezzo e per questo motivo
si sente responsabile del drammatico incidente. Una ferita aperta che controlla
con difficoltà e che le provoca un involontario e difficile rapporto con la
madre. Per la ragazza, la prematura scomparsa del padre sembra rimarcare in lei la necessità
di avere una importante figura maschile di riferimento. Per diletto e anche per guadagnare qualche
soldo, l'intraprendente studentessa si presta come stunt-woman in alcune
pericolose scene cinematografiche, azioni che le permettono di mettersi alla
prova simulando delle finte morti. Il professore di astrofisica, definendo la
ragazza "Kamikaze" le dà suggerimenti su come orientare la sua vita
spingendola anche a concludere i propri studi. La bella ragazza, sempre
attratta e innamorata del suo pigmalione, segue affascinata gli insegnamenti
che continuano in maniera virtuale
finchè scopre che il suo professore è morto a causa di una malattia che,
per amore, le aveva sempre nascosto. Una sofferenza nascosta e conosciuta solo a
pochissimi intimi amici che aiutano il professore Ed ad architettare il suo
progetto. Una separazione dunque che non avviene ma che continua con una serie
di messaggi programmati nel tempo e che il professore farà inviare da un fidato
notaio dopo la sua morte. Dunque un elogio anche alla tecnologia dove nell'era
di internet l'astrofisico proietta l'azione del suo amore come quando muore una
stella ma continua a vivere riflettendo la sua immensa luce. Una storia d'amore
non ben definita ma, come dice il regista, l' importante è che sia esistita. Un
film da vedere per poi riflettere.
Tiziano Astolfi
Tiziano Astolfi
Copyright by Tiziano Astolfi © 2016 - Tutti i diritti riservati
lunedì 21 dicembre 2015
PSEUDOGRAFFITTARI O SEMPLICEMENTE VANDALI di Tiziano Astolfi © 2015
PSEUDOGRAFFITTARI O
SEMPLICEMENTE VANDALI ?

Lettera alla città di Bolzano in difesa dei Writers
Da alcuni mesi a
questa parte si aggirano a Bolzano alcuni vandali che si divertono a
scarabocchiare in maniera sistematica e insistente i muri dell'intera città.
Non è sicuramente un fenomeno nuovo assistere a questi insulsi atti vandalici
che, per le loro caratteristiche non
hanno nessun aspetto creativo o artistico (viste la qualità e la tipologia dei
segni), ma hanno puramente il compito di attestare chi è l'autore attraverso
sigle o acronimi decifrabili solo dagli stessi maldestri autori. Tuner, Tnr,
Rowen, Tues sono gli scarabocchi più frequenti che si possono notare su ormai decine
e decine di case private e non o su pareti di edifici in genere, dai Piani ai
quartieri Casanova e Firmian, ma anche
Oltrisarco e Gries non sono risparmiati. Recentemente gli scarabocchi sono
apparsi sulle pareti del distretto sanitario Europa di via Palermo accompagnati
anche da qualche bestemmia. (C'è da chiedersi quando il direttore responsabile
del distretto intenda porre rimedio e far cancellare le sopraccitate scritte
ritenute anche offensive per gli abitanti del quartiere e non solo.) Non di meno ad essere imbrattato è il nuovo ponte Twenty che, ancora prima di
essere inaugurato e aperto al pubblico, ha già subito le malefatte dei soliti
imbrattatori. Ora al cittadino attento, che desidera una città educata non solo
al traffico ma anche al decoro della stessa, viene naturale porsi alcune
domande. Che tipo di mentalità, che formazione culturale, quale soddisfazione
potrebbero avere gli arroganti autori di
tali atti vandalici? Visti i tantissimi scarabocchi, eseguiti con colori diversi e
a volte di grandi dimensioni, è naturale
chiedersi: ma... le bombolette di colore spray, quanto costano? Dove le
prendono? Le comprano? Mediamente una bomboletta spray da 400 ml, che basta per
"scrivere" anche una sola lettera o un segno di grandi dimensioni,
potrebbe costare dai 5 ai 9 euro a seconda delle tinte. Allora immaginiamo quanto potrebbe costare colorare
una sigla intera. Sono forse degli imbrattatori ricchi e scemi? Oltre i normali cittadini ad essere irritati
dagli innumerevoli scarabocchi, ora protestano anche i cosiddetti "Writers" i quali, è
bene non confondere, in molti casi sono veri artisti di strada con invidiabili
capacità tecniche e creative. E' da sapere che i Writers (più comunemente
conosciuti come "graffittari") chiedono e ottengono permessi dal Comune
per dipingere o decorare appositi spazi stabiliti dallo stesso Comune.
Allora è lecito farsi
un'ulteriore domanda: ma cosa fa il Comune di Bolzano per prevenire questi
fastidiosi atti vandalici?
Tiziano Astolfi
giovedì 8 maggio 2014
* * * ALESSANDRO DAMIAN BY MICROCOSMOPOP * * *
IL POLIEDRICO "ALE" DAMIAN di Lidia Bertacchi 2014
Artista poliedrico,
autore di canzoni, produttore, arrangiatore, giovane
ma con una poliennale esperienza nel campo musicale, il bolzanino Alessandro Damian è un personaggio conosciuto nel settore artistico a livello
regionale e oltre, non solo per aver suonato con parecchie formazioni, ma anche per aver prodotto e arrangiato le
loro musiche. Alessandro si occupa infatti di produzioni audio (realizzazione
di ‘demo’CD per gruppi emergenti), di
hard disk recording, di pre- e post- produzione applicata al sistema di
elaborazione digitale Cubase/Steinberg (nell’ambito di MicrocosmoPop recording
Studio). Nel 2004 perfeziona ed elabora importanti cognizioni tecniche
frequentando, presso il CAT Sound Studio di Rovigo, un corso per
fonico-operatore sulla registrazione sonora digitale (Pro-tools tdm) con
l’insegnante Mario Marcassa. Già in giovanissima età, Damian viene indirizzato
al solfeggio sul pianoforte sotto la guida del prof. Marco Facchin, per poi
avvicinarsi al mondo delle percussioni con il maestro Mario Punzi, imparando a
suonare la batteria. Nel 1997, grazie all’incontro con Tiziano Astolfi, imposta
le prime nozioni su chitarra e basso elettrico, teoria e pratica musicale,
timing, composizione, ecc. e comincia a suonare in alcuni gruppi musicali,
alternando basso e chitarra. Autore registrato alla Siae (Società Italiana Autori Editori) fin dal
2002, inizia a comporre ed eseguire diversi brani musicali originali che gli
permettono di acquisire sempre maggiore autorevolezza e capacità
nell’arrangiamento e nell’elaborazione del rapporto tra le varie componenti
strumentali. Negli anni 2004/2010
partecipa con alcune formazioni musicali (i Pea, i Killjoy, i Julius Bana e gli
Eugenie) ad importanti eventi musicali tra cui l’ “I-TIM Tour” di Trieste, l’
“Italia-Wave” di Firenze, il “M.E.I.” di Faenza e il “B-checkezd” Tour svoltosi
in Germania e nella Repubblica Ceca; vince, con i bolzanini Eugenie, il
concorso nazionale “Rock Targato Italia” organizzato a Milano. Un curriculum musicale di tutto
rispetto considerato che Alessandro ora ha solo 28 anni! L’esperienza fatta sul
campo e l’entusiasmo nell’esercitare la propria creatività nel settore
artistico-musicale hanno orientato il giovane pluristrumentista ad operare nell’ambito della produzione audio presso lo studio MicrocosmoPop di Bolzano
insieme ai fedelissimi Thomas Lorenzi e Simon Weisskopf: un’iniziativa in cui sono coinvolti giovani che offrono la
loro esperienza ad altri giovani, oltre che collaborare con alcuni noti
musicisti nell’entourage della musica bolzanina. Lo
stile che caratterizza l’attività di Alessandro nelle produzioni musicali è la precisione e la raffinatezza nell’assemblare le diverse dinamiche
strumentali, l’originalità dei suoni combinati in modo insolito e
personale. Che dire ancora? Auguriamo buon lavoro a tutti quei progetti musicali in cui sono coinvolti
giovani musicisti che mettono a frutto la loro creatività inventando qualcosa
di nuovo!
Lidia Bertacchi
Tutti i diritti riservati - Copyright by Lidia Bertacchi 2014
domenica 1 aprile 2012
A GENTILE RICHIESTA, NEOLOGISMI TRECCANI - SOLO PER RIDERE a cura di Tiziano Astolfi
ABBECEDARIO espressione di sollievo di chi si accorge che c’è anche Dario
ACCOZZAGLIA gruppo di ragazze dall’aspetto poco gradevole
ALANO cane di cui è certo un particolare anatomico
ANAMNESI fenomeno di cui ci si dimentica di avere il culo
APPARECCHIO elettrodomestico per preparare la tavola
AUTOCLAVE arma automatica dell’età della pietra
BACCANALE frutto selvatico usato come supposta
BATTISTRADA prostituta (gergale)
BEONE to be the number one
BIDET detto due volte
BISCAZZIERE persona maschile sessualmente molto dotata
CALAMARI molluschi responsabili della bassa marea
CAPPUCCETTO ROSSO preservativo sovietico
CATALESSI Catalani condannati alla pentola a pressione
CELLULITE lite tra telefonini
CERBOTTANA cervo femmina di facili costumi
CIAMBELLANO colui che ha il più bel culo del reame
CITOFONO scimpanzè maschio musicale
COLONIA PENALE detergente intimo maschile
COREOGRAFO studioso della mappa della Corea
CREDENZA POPOLARE armadio economico
CULINARIA associazione paracadutisti gay
DERAGLIARE uscire dalla rotaie facendo il verso dell’asino
DODECAGONO figura piana di 12 lati nei cui 12 angoli vanno di corpo 12 persone
EQUIDISTANTI cavalli in lontananza
EQUILIBRISTA bibliotecario dei cavalli
EQUINOZIO cavallo che non lavora
ERRONEO piccola macchia della pelle in un posto sbagliato
ESCURSIONE TERMICA gita in montagna quando fa molto caldo
ESTERREFATTO drogato straniero
ESTESO uomo orientale nevrotico
FAHRENHAIT fare tardi la notte
FANTASCIENZA aranciata spaziale
FONETICA disciplina che regola il comportamenti degli asciugacapelli
FORMICHIERI insetti del giorno prima
FREGATA unità navale sottratta al nemico
GESTAZIONE gravidanza della moglie di un ferroviere
GIULIVA slogan di chi è vessato dall’ Imposta sul Valore Aggiunto
INTERPRETATO posto tra due preti
NIENTEPOPODIMENO lassativo molto potente
NOVANTENNE radioamatore molto attrezzato (dotato)
PALAFITTA intenso dolore al testicolo
PANGRATTATO pagnotta ottenuta poco lecitamente
PROFILATTICO mansarda in puro lattice naturale
PROFITEROL magnaccia parigino
SOMMARIO indicativo presente del verbo “ essere Mario”
STRAFOTTENTE dicesi di persona di grandi qualità amatorie
ZONA DISCO parcheggio per gli UFO
ACCOZZAGLIA gruppo di ragazze dall’aspetto poco gradevole
ALANO cane di cui è certo un particolare anatomico
ANAMNESI fenomeno di cui ci si dimentica di avere il culo
APPARECCHIO elettrodomestico per preparare la tavola
AUTOCLAVE arma automatica dell’età della pietra
BACCANALE frutto selvatico usato come supposta
BATTISTRADA prostituta (gergale)
BEONE to be the number one
BIDET detto due volte
BISCAZZIERE persona maschile sessualmente molto dotata
CALAMARI molluschi responsabili della bassa marea
CAPPUCCETTO ROSSO preservativo sovietico
CATALESSI Catalani condannati alla pentola a pressione
CELLULITE lite tra telefonini
CERBOTTANA cervo femmina di facili costumi
CIAMBELLANO colui che ha il più bel culo del reame
CITOFONO scimpanzè maschio musicale
COLONIA PENALE detergente intimo maschile
COREOGRAFO studioso della mappa della Corea
CREDENZA POPOLARE armadio economico
CULINARIA associazione paracadutisti gay
DERAGLIARE uscire dalla rotaie facendo il verso dell’asino
DODECAGONO figura piana di 12 lati nei cui 12 angoli vanno di corpo 12 persone
EQUIDISTANTI cavalli in lontananza
EQUILIBRISTA bibliotecario dei cavalli
EQUINOZIO cavallo che non lavora
ERRONEO piccola macchia della pelle in un posto sbagliato
ESCURSIONE TERMICA gita in montagna quando fa molto caldo
ESTERREFATTO drogato straniero
ESTESO uomo orientale nevrotico
FAHRENHAIT fare tardi la notte
FANTASCIENZA aranciata spaziale
FONETICA disciplina che regola il comportamenti degli asciugacapelli
FORMICHIERI insetti del giorno prima
FREGATA unità navale sottratta al nemico
GESTAZIONE gravidanza della moglie di un ferroviere
GIULIVA slogan di chi è vessato dall’ Imposta sul Valore Aggiunto
INTERPRETATO posto tra due preti
NIENTEPOPODIMENO lassativo molto potente
NOVANTENNE radioamatore molto attrezzato (dotato)
PALAFITTA intenso dolore al testicolo
PANGRATTATO pagnotta ottenuta poco lecitamente
PROFILATTICO mansarda in puro lattice naturale
PROFITEROL magnaccia parigino
SOMMARIO indicativo presente del verbo “ essere Mario”
STRAFOTTENTE dicesi di persona di grandi qualità amatorie
ZONA DISCO parcheggio per gli UFO
lunedì 3 ottobre 2011
LAVOISIER: “NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE MA TUTTO SI TRASFORMA” di Tiziano Astolfi
“Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” dice il padre della chimica moderna.
Il progetto è dunque la trasformazione di un’idea ma… l’idea di cosa è la trasformazione?
L’idea è forse la trasformazione delle proprie intenzioni? …di un progetto esistenziale? …di un segmento della vita? …di una fase necessaria a temperare il percorso della propria vita? L’idea è la trasformazione di una sofferenza? oppure di una gioia? E per chi non possiede idee, quale è lo scopo o il senso della propria esistenza? E allora?...chi non possiede idee o non è in grado di formulare idee, cosa propone? perché vive? Qual è il suo ruolo esistenziale? Vive, suo malgrado o incoscientemente, per continuare la specie umana? …e ha come elemento primario il compito di tramandare la sua conoscenza come un semplice ingranaggio di una catena di trasmissione oppure, in qualità di fattorino, semplicemente consegnare il bagaglio “acquisito” al suo destinatario? Mi sono posto queste domande molte volte... Cosa se ne può dedurre? Qual’ è il contributo evolutivo dato all’umanità dalla persona priva di idee? E’ forse necessario per il corollario della moltitudine di persone beneficiarie delle idee altrui? Probabilmente, si! Dice Schopenhauer: “Per avere delle idee originali straordinarie e forse immortali, non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino essere nuovi e insoliti e rivelino in tal modo lo loro vera essenza.” - Una riflessione geniale che da sempre mi affascina.
Il progetto è dunque la trasformazione di un’idea ma… l’idea di cosa è la trasformazione?
L’idea è forse la trasformazione delle proprie intenzioni? …di un progetto esistenziale? …di un segmento della vita? …di una fase necessaria a temperare il percorso della propria vita? L’idea è la trasformazione di una sofferenza? oppure di una gioia? E per chi non possiede idee, quale è lo scopo o il senso della propria esistenza? E allora?...chi non possiede idee o non è in grado di formulare idee, cosa propone? perché vive? Qual è il suo ruolo esistenziale? Vive, suo malgrado o incoscientemente, per continuare la specie umana? …e ha come elemento primario il compito di tramandare la sua conoscenza come un semplice ingranaggio di una catena di trasmissione oppure, in qualità di fattorino, semplicemente consegnare il bagaglio “acquisito” al suo destinatario? Mi sono posto queste domande molte volte... Cosa se ne può dedurre? Qual’ è il contributo evolutivo dato all’umanità dalla persona priva di idee? E’ forse necessario per il corollario della moltitudine di persone beneficiarie delle idee altrui? Probabilmente, si! Dice Schopenhauer: “Per avere delle idee originali straordinarie e forse immortali, non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino essere nuovi e insoliti e rivelino in tal modo lo loro vera essenza.” - Una riflessione geniale che da sempre mi affascina.
lunedì 26 settembre 2011
OLTRE L'ACTION PAINTING, LA CULO-ART (MOVIMENTO ARTISTICO) di Tiziano Astolfi
OLTRE L’ACTION PAINTING: LA CULO-ART (MOVIMENTO ARTISTICO)
CINQUE ELEMENTI FONDAMENTALI CHE CARATTERIZZANO IL MOVIMENTO ARTISTICO
1 Preparare una tela posizionandola su un cavalletto (tipo en plein air) ad altezza fondo-schiena
2 Mangiare un abbondante piatto di fagioli o altri legumi o cibi con caratteristiche simili che possano contribuire ad una elevata produzione di gas
3 Preparare una vasta gamma di colori a tempera molto diluiti
4 Posizionare e spalmare i colori sopra ed immediatamente ai lati del vostro ano
5 Spingere con la massima energia l’aria emessa dallo sfintere anale affinché i colori vengano gettati o proiettati verso la tela sulla quale apparirà una originale composizione artistica
giovedì 4 agosto 2011
TIZIANO ASTOLFI - COME SARA'
COME SARA' testo e musica di Tiziano Astolfi
Come sarà non lo si sa,
come e perché dove io sarò.
Spazio, tempo, movimento,
la memoria di un evento.
E spero che, son certo che
una bugia non sarà,
questa vita che ci prende
e poi ci lascia piano.
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Sole alto, luna piena.
Cuore lento, vita forte.
Nebbia nella mia savana
e la vita passa piano.
Tra promesse, desideri
sogni oppure segni veri
scorre lento il mio pensiero
e il destino vedo chiaro.
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tutti i diritti riservati -Copyright by Tiziano Astolfi 2004
http://www.tizianoastolfi.com/
Come sarà non lo si sa,
come e perché dove io sarò.
Spazio, tempo, movimento,
la memoria di un evento.
E spero che, son certo che
una bugia non sarà,
questa vita che ci prende
e poi ci lascia piano.
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Sole alto, luna piena.
Cuore lento, vita forte.
Nebbia nella mia savana
e la vita passa piano.
Tra promesse, desideri
sogni oppure segni veri
scorre lento il mio pensiero
e il destino vedo chiaro.
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tutti i diritti riservati -Copyright by Tiziano Astolfi 2004

http://www.tizianoastolfi.com/
martedì 2 agosto 2011
ADDIO ALL' ATTRICE "GINELLA" BERTACCHI * >> il ricordo di Lidia Bertacchi
E’ scomparsa il 29 luglio 2011 l’attrice bolzanina Ginella Bertacchi, che ha iniziato la sua attività professionale nel lontano 1956 a seguito del concorso “Talia” indetto dalla Rai per l’interpretazione di “Pel di carota” di J.Renard. Ginella, più conosciuta in ambito nazionale che locale, ha sostenuto per 35 anni ruoli di attrice giovane, prima attrice e comprimaria in compagnie importanti come la Compagnia del Teatro Italiano diretta da Turi Vasile per le regie di D’Anza e Peppino De Filippo, insieme agli attori Arnoldo Foà, Giancarlo Sbragia, Alberto Lupo, Mila Vannucci e lo stesso Peppino De Filippo. In seguito ha lavorato con passione per quattro stagioni con il Teatro Stabile di Bolzano diretto da Fantasio Piccoli, Pietro Privitera e Marco Bernardi su testi di C. Goldoni, H. Balzac, G.B. Shaw, L. Pirandello e altri, con attori come Tino Schirinzi, Nino Besozzi, Renzo Ricci, Magda Mercatali ecc.Fondamentale è stata la sua esperienza con il Teatro Stabile di Trieste diretto da Giulio Bosetti e Sergio D’Osmo, su repertori di Molière e Dürrenmatt, con lo stesso Bosetti, Mario Scaccia e Paola Bacci e la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano diretto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Indimenticabile la sua interpretazione della “servetta” nell’”Arlecchino servitore di due padroni”, commedia di C.Goldoni recitata con Gianrico Tedeschi, Ottavia Piccolo, Tino Carraro, Carlo Simoni. Attrice di grande esperienza e di alta professionalità, appartenente alla ‘vecchia scuola’ del teatro di parola, Ginella Bertacchi, oltre ad aver girato l’Italia e l’Europa (Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio), ha effettuato importanti tournèe a New York, in Brasile, Argentina, Perù, Venezuela e Guatemala. Dotata di grande versatilità, precisa, rigorosa, ha interpretato innumerevoli commedie dalla “ La vedova scaltra” di C.Goldoni alla ”Dodicesima notte” di Shakespeare. L’ultima di cui ha fatto parte è La Compagnia Teatro Mobile diretta da G.Bosetti, anche lui recentemente scomparso, in cui ha recitato con sensibilità e personalità testi di Molière, Goldoni, Pirandello, Kafka, Feydeau, insieme a Marina Bonfigli, Paola Borboni, Ugo Pagliai ed altri. Oltre al teatro, Ginella si è impegnata anche nel doppiaggio cinematografico e in quello televisivo e ha svolto varie attività in ambito radiofonico.
Parte della sua vita l’ ha anche dedicata all’insegnamento e alla preparazione di allievi al Centro sperimentale di cinematografia , ha tenuto numerosi corsi di recitazione all’ M.T.M. e all’Accademia Silvio D’Amico di Roma, città nella quale ha vissuto per molti anni. Ha insegnato presso l’Accademia d’Arte drammatica di Palmi e all’Istituto Nazionale d’Arte di Siracusa. Spirito libero dal punto di vista ideologico ed etico e pronta ad impegnarsi socialmente e politicamente, ha curato la regia della “Cantata per la festa dei bambini morti di mafia” di L.Violante per il Teatro Libero di Milano. Con l’Associazione “Tempo di fermenti” di Albano Laziale ha realizzato letture drammatizzate di Svevo, Lorca, Wesker, Nicolai.
Tornata a Bolzano nel 2000, instancabile e con la voglia di donare la sua esperienza, ha collaborato e curato la regia di alcune rappresentazioni teatrali per le produzioni Forcato . Nel 2006, tra le innumerevoli idee e progetti, si è esibita nella lettura espressiva di alcuni brani tratti dal libro “Lupus Giampi, favola metropolitana on-line” di T.Astolfi-L.Bertacchi (Armando Editore, Roma), in anteprima ad una relazione tenuta dagli stessi autori e da alcuni critici letterari, in occasione della presentazione dello stesso libro, tenutasi al centro culturale del Teatro Cristallo di Bolzano nel maggio dello stesso anno. Nel 2011 viene nuovamente richiamata dal regista del Teatro Stabile di Bolzano, Marco Bernardi, il quale le offre una parte nella commedia “Il ritorno” di Carlotta Clerici, spettacolo che andrà in scena in prima mondiale a Bolzano il 10 novembre prossimo. “Un ruolo che sarebbe stato perfetto per lei, dell’anziana divertente e svampita,”- sostiene lo stesso Marco Bernardi. Purtroppo l’attrice non ha potuto portare a termine quest’ultimo progetto a causa della sua prematura scomparsa, ma Ginella sarà sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria. Il pubblico applaude e ringrazia…
*** Tutti i diritti riservati - Copyright by Lidia Bertacchi 2011
sabato 9 luglio 2011
SEDURRE O FARSI SEDURRE? - TIZIANO ASTOLFI
SEDURRE O FARSI SEDURRE?
IO MI LASCIO SEDURRE DA TUTTO CIO CHE E’ BELLO, GENIALE E AMOREVOLE.
IO MI LASCIO SEDURRE DA TUTTO CIO CHE E’ BELLO, GENIALE E AMOREVOLE.
Ma, cos’è la seduzione? Sedurre vuol dire condurre a se e quindi farsi sedurre vuol dire farsi condurre! Molto dipende dal carattere o dalla personalità che si ha. Lo ammetto, forse sono un po’ pigro ed è difficile che mi faccia condurre facilmente… Eppure a volte, poche volte per la verità, cercare di farsi condurre o seguire una meta ne vale la pena…ma…Dove? Quando? Come? Perché? Una grande emozione mi può coinvolgere e quindi mi può condurre ad osservare attentamente l’estetica, il bello. Può essere una forma d’arte, uno straordinario equilibrio armonico che mi spinge a cercare nell’estetica e quindi, in questo caso, è il bello che mi seduce. Mi affascina ciò che è geniale ed originale nella sua natura o nella sua specie, in questo caso è l’istinto che mi suggerisce di seguire, di farmi condurre. Al contrario, la quotidianità, la ripetizione dell’evento, la copia, l’imitazione, la replica, la mancanza di fantasia sono elementi che mi allontanano. Ma quello che veramente mi seduce è tutto ciò che è amorevole, tutto quello che si fa con amore, quello che è sensibilmente intelligente, quello che è puro nella sua essenza: tutto questo mi induce a riflettere profondamente e mi orienta a seguire o cercare un relativo senso alla propria esistenza. Tiziano Astolfi (Bolzano)
martedì 22 marzo 2011
TIZIANO ASTOLFI: RIFLESSIONI SULLA RANA DI KIPPENBERGER

LA RANA DI MARTIN KIPPENBERGER (1953-1997)
(TITOLO DELL'OPERA: PER PRIMA I PIEDI)
Una domanda impossibile all’autore della rana in croce esposta nel 2008 al Museion di Bolzano. Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla Rana di Martin esposta nel 2008 al Museion di Bolzano ha prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera, se non quelle di aver involontariamente fatto salire il valore anche delle altre opere dell’artista stesso. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, hanno ritenuto che l’opera fosse stata una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il museo ospitante. Se fosse questa seconda ipotesi, il vero valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di aver esposto l’opera, aspetto che riguardava esclusivamente il gallerista o il direttore del museo. Io l’opera l’avevo osservata attentamente e avevo cercato di rispondere alle domande che mi aveva posto. Mi avvicinai all’opera, tesi bene l’orecchio per sentire le sue domande e all’improvviso mi sentii chiedere: “Credi che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non seppi rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera, ancora oggi non so dare risposta. Continua però in me ancora oggi il desiderio di voler chiedere all’artista chi dei due volesse veramente rappresentare, a meno che (terza ipotesi) non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da molti anni… ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà? - TIZIANO ASTOLFI (Bolzano) http://www.tizianoastolfi.com/
LA RANA DI KIPPENBERGER
Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla esposizione della rana crocefissa (datata 1990) hanno prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, ritengono che l’opera sia una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il Museion (forse più probabile). Se fosse questa seconda ipotesi, il valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di esporre l’opera, eventualmente questo aspetto riguarda esclusivamente il gallerista o il direttore di un museo. Io l’opera l’ho osservata attentamente e ho cercato di rispondere alle domande che mi ha posto. Mi sono avvicinato all’opera, ho teso l’orecchio per sentire bene le sue domande e mi sono sentito chiedere: “Credete che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non ho saputo rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera. Ora mi piacerebbe chiedere all’artista chi dei due volesse rappresentare, a meno che non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da undici anni e non mi può rispondere ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà.
TIZIANO ASTOLFI
(Bolzano)
Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla esposizione della rana crocefissa (datata 1990) hanno prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, ritengono che l’opera sia una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il Museion (forse più probabile). Se fosse questa seconda ipotesi, il valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di esporre l’opera, eventualmente questo aspetto riguarda esclusivamente il gallerista o il direttore di un museo. Io l’opera l’ho osservata attentamente e ho cercato di rispondere alle domande che mi ha posto. Mi sono avvicinato all’opera, ho teso l’orecchio per sentire bene le sue domande e mi sono sentito chiedere: “Credete che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non ho saputo rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera. Ora mi piacerebbe chiedere all’artista chi dei due volesse rappresentare, a meno che non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da undici anni e non mi può rispondere ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà.
TIZIANO ASTOLFI
(Bolzano)
lunedì 7 giugno 2010
TIZIANO ASTOLFI - AFORISMI & RIFLESSIONI
01) L'uomo è indirizzato a quattro generi di vita: al piacere che è un fine per schiavi e bestie, all'onore che è oggetto della vita politica, alla ricchezza che non è un fine ma un mezzo e alla contemplazione che è il fine supremo. Sinceramente... a quale genere credi di appartenere?
02) Esiste il silenzio della ricerca e il silenzio della incomunicabilità... c'è anche il silenzio assordante! ... non temete, ascoltate il silenzio!
03) Che tu sia colto non lo so, che tu sia intelligente lo posso vedere.
04) Per alcuni artisti la loro arte è la trasformazione del pianto in un'opera.
05) Non comprate quadri di arte moderna, fateveli!
06) Ogni uomo desideroso di giungere al fine supremo dell'anima chiede responsi agli oracoli staccando completamente il suo spirito dalle cose volgari: questo è il campo ideale del surrealismo.
07) Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma: il progetto è la trasformazione di un'idea ma... l'idea di cosa è la trasformazione?
08) Ovunque voi siate amate il punto dove siete poichè tutto comincia da li.
09) Per avere delle idee originali, straordinarie e forse immortali non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino nuovi e insoliti e rivelino in tal modo la loro vera essenza.
10) Non intendo l'arte come imitazione della realtà ma effetto di una analisi ricorrente. -
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02) Esiste il silenzio della ricerca e il silenzio della incomunicabilità... c'è anche il silenzio assordante! ... non temete, ascoltate il silenzio!
03) Che tu sia colto non lo so, che tu sia intelligente lo posso vedere.
04) Per alcuni artisti la loro arte è la trasformazione del pianto in un'opera.
05) Non comprate quadri di arte moderna, fateveli!
06) Ogni uomo desideroso di giungere al fine supremo dell'anima chiede responsi agli oracoli staccando completamente il suo spirito dalle cose volgari: questo è il campo ideale del surrealismo.
07) Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma: il progetto è la trasformazione di un'idea ma... l'idea di cosa è la trasformazione?
08) Ovunque voi siate amate il punto dove siete poichè tutto comincia da li.
09) Per avere delle idee originali, straordinarie e forse immortali non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino nuovi e insoliti e rivelino in tal modo la loro vera essenza.
10) Non intendo l'arte come imitazione della realtà ma effetto di una analisi ricorrente. -
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giovedì 18 marzo 2010
TIZIANO ASTOLFI: COME NASCE UNA CANZONE
Molti si chiedono: "Come nasce una canzone?" oppure: "Si scrive prima il testo o la musica?"... e ancora: "Qual'è il luogo ideale per comporre un brano musicale?"- Quando, dove e come non si può stabilire. Se hai un temperamento musicale può essere che l’idea di una melodia ti nasca in qualsiasi luogo all’improvviso, provocata da particolari circostanze: da rumori trasformati in suoni, da suoni intervallati da silenzi, da ritornelli che vagano ripetutamente nella mente fino a prendere forma nel più adatto giro armonico. E poi i suoni suggeriscono testi e i testi, a seconda del loro contenuto, possono determinare la pulsazione, cioè la velocità del brano stabilendo di conseguenza la metrica. A volte, anzi quasi sempre, tutto questo è già nell’aria, basta saperlo cogliere.giovedì 25 febbraio 2010
Tiziano Astolfi: IL BURQA, UNA OFFESA ALLA DIGNITA' DELLA DONNA
IL BURQA, UNA OFFESA ALLA DIGNITA’ DELLA DONNA
Donne italiane ed europee protestate, unitevi e lottate per tutte le altre donne del mondo in cui la loro libertà viene tolta. Il burqa, letteralmente cella mobile, abito che non permette la visibilità dell’intero corpo femminile, è un offesa per la dignità della donna ovunque essa sia , indipendentemente dall’ età, dall’ etnia e dalla nazione a cui appartengano. In Europa e nell’occidente in generale girano mascherati solo i rapinatori, quelli che non devono farsi vedere perché devono nascondere qualcosa o non vogliono farsi riconoscere perché compiono qualcosa di illecito. Perché la donna libera e onesta deve nascondersi? Nei luoghi dove il volto della donna è obbligato ad essere nascosto, la donna stessa è considerata poco più che un animale da riproduzione di cui l’uomo è possessore, magari di vari “esemplari”, che usa a proprio piacere anche come merce di scambio, la più alta umiliazione che una donna possa ricevere nell’intera vita. Anche in Europa si notano molte persone costrette al burqa. Cosa fa l’Italia?
Articolo 3 della costituzione italiana: „Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di RELIGIONE, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Cosa fanno le donne italiane? Dov’è la questione morale? Dov’è il rispetto della costituzione? Articolo 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di SICUREZZA. Va detto che esiste già una legge 152 del 1975 in materia di identificabilità delle persone che vieta l'uso di caschi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico aperto al pubblico'. E’ ora di applicare la legge o va bene cosi?
Dove è andata a finire la battaglia per i diritti della donna delle femministe? Menefreghismo o astensionismo di intervento dettato da una morale ipocrita? Meditate care amiche donne, meditate! - Tiziano Astolfi
Donne italiane ed europee protestate, unitevi e lottate per tutte le altre donne del mondo in cui la loro libertà viene tolta. Il burqa, letteralmente cella mobile, abito che non permette la visibilità dell’intero corpo femminile, è un offesa per la dignità della donna ovunque essa sia , indipendentemente dall’ età, dall’ etnia e dalla nazione a cui appartengano. In Europa e nell’occidente in generale girano mascherati solo i rapinatori, quelli che non devono farsi vedere perché devono nascondere qualcosa o non vogliono farsi riconoscere perché compiono qualcosa di illecito. Perché la donna libera e onesta deve nascondersi? Nei luoghi dove il volto della donna è obbligato ad essere nascosto, la donna stessa è considerata poco più che un animale da riproduzione di cui l’uomo è possessore, magari di vari “esemplari”, che usa a proprio piacere anche come merce di scambio, la più alta umiliazione che una donna possa ricevere nell’intera vita. Anche in Europa si notano molte persone costrette al burqa. Cosa fa l’Italia?
Articolo 3 della costituzione italiana: „Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di RELIGIONE, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Cosa fanno le donne italiane? Dov’è la questione morale? Dov’è il rispetto della costituzione? Articolo 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di SICUREZZA. Va detto che esiste già una legge 152 del 1975 in materia di identificabilità delle persone che vieta l'uso di caschi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico aperto al pubblico'. E’ ora di applicare la legge o va bene cosi?
Dove è andata a finire la battaglia per i diritti della donna delle femministe? Menefreghismo o astensionismo di intervento dettato da una morale ipocrita? Meditate care amiche donne, meditate! - Tiziano Astolfi
lunedì 6 aprile 2009
TIZIANO ASTOLFI: ASCOLTA IL SILENZIO
ASCOLTA IL SILENZIO di Tiziano Astolfi dall'album CD "TEMPI DIVERSI" © 2009
Occhi diversi, colori sfumati, pelle più scura a volte più chiara.
Donne coperte con velo sovrano, donne diverse di veli non sanno.
Ah ah ah…
Templi comuni, luoghi di culto, nomi diversi, ma un unico Dio.
Quante ferite si deve leccare, chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Arti e mestieri, storie comuni, luoghi privati o spazi comuni.
Tempo vissuto o tempo perduto. “Fare scommesse o solo promesse?”
Ah ah ah… -
E’ libera scelta, istinto o ragione, dipende da voi quale sia l’opinione.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Tane per topi, terre lontane. Squallide vie o piazze a ricami.
Un povero ricco o ricco infelice: “Quale è la via che in fondo conviene?”
Ah ah ah…
A volte osannati poi derubati, eppure è la storia a cui si appartiene.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Occhi diversi, colori sfumati, pelle più scura a volte più chiara.
Donne coperte con velo sovrano, donne diverse di veli non sanno.
Ah ah ah…
Templi comuni, luoghi di culto, nomi diversi, ma un unico Dio.
Quante ferite si deve leccare, chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Arti e mestieri, storie comuni, luoghi privati o spazi comuni.
Tempo vissuto o tempo perduto. “Fare scommesse o solo promesse?”
Ah ah ah… -
E’ libera scelta, istinto o ragione, dipende da voi quale sia l’opinione.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Tane per topi, terre lontane. Squallide vie o piazze a ricami.
Un povero ricco o ricco infelice: “Quale è la via che in fondo conviene?”
Ah ah ah…
A volte osannati poi derubati, eppure è la storia a cui si appartiene.
Quante ferite si deve leccare chi non capisce l’amore vero.
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
Ah ah ah… - Ascolta il silenzio !
mercoledì 4 febbraio 2009
TIZIANO ASTOLFI: CONSIGLIO AGLI ARTISTI CONTEMPORANEI
Mettetevi davanti una tela o un piano per comporre un’opera, preparate pennelli e colori, pensate e riflettete a lungo e, ancora prima di stendere i colori, distruggete la vostra tela, avrete così composto un vero capolavoro!
http://www.tizianoastolfi.com/
http://www.tizianoastolfi.com/
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