sabato 6 luglio 2019

LE RAGAZZE/I CHE SI TATUANO, SANNO COS'E' L'EROTISMO? di Tiziano Astolfi © 2019


LE RAGAZZE O I RAGAZZI  CHE SI TATUANO, SANNO COS'E' L'EROTISMO?
di Tiziano Astolfi © 2019
 
Erotismo: il complesso delle varie passioni, degli istinti e degli atti dell'essere umano nei riguardi del sesso; accentuazione di motivi sessuali e delle manifestazioni  prodotte direttamente o indirettamente dal corpo. Così recita il vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli. Quindi erotismo vuol dire trasmettere sensazioni, anche involontariamente, ma soprattutto con il proprio corpo. A sostegno di questa tesi negli ultimi anni anche la lingerie, categoria di abbigliamento intimo soprattutto femminile,  ha avuto un notevole incremento, associata alla cosmesi per la cura del proprio corpo e al continuo proliferare di centri di benessere - i cosiddetti "Wellness".  Sedurre, stupire e piacere all'altro (o all'altra) è un modo di relazionarsi sempre più frequente e decisamente intrigante nell'attuale (e forse esigente) società contemporanea. Il fascino del corpo da sempre ha esercitato un grande interesse nell'arte, nella moda e nei costumi delle varie epoche. L'erotismo deve molto anche al senso della curiosità, ovvero al fascino provato nei confronti di un corpo che non è il proprio. Vedere e non vedere, immaginare e sognare è dunque la "missione" magica dell'erotismo. Ora immaginiamo un nudo di donna dipinto nell'arte classica o uno dei magistrali disegni di corpi femminili del maestro Milo Manara, o ancora  una foto di nudo femminile del maestro fotografo americano Edward Weston o del tedesco Helmut Newton  dove viene esaltata la purezza della forma e sublimata la bellezza della figura del corpo umano. Possiamo immaginare che sulle parti del corpo di queste opere vi siano dei segni, dei loghi, delle scritte ovvero dei tatuaggi?  Impossibile o estremamente difficile accettare una cosi innaturale alterazione dell'opera. Questo ce lo insegnano l'estetica e i molteplici studi sulla bellezza aurea, ma anche semplicemente il buon gusto. Ma allora, i ragazzi e le ragazze che, sempre più spesso, decorano ma forse è meglio dire "imbrattano" in maniera indelebile il loro corpo con segni, pseudo-disegni molte volte simili a macchie di colore spesso incomprensibili, cosa vogliono comunicare? Originalità? Voglia di distinguersi non accorgendosi di far parte di una "tribù" imposta dalla moda del tempo? Difficile immaginare che vogliano rivelare sensualità avendo alterato  la pura bellezza di un corpo naturale. Allora possiamo chiederci: ma questi ragazzi amanti del tatuaggio, sanno cos'è l'erotismo? Pare proprio di no.
                                                                         Tiziano Astolfi
 

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giovedì 3 gennaio 2019

VAN GOGH - SULLA SOGLIA DELL'ETERNITA' (film) recensione di TIZIANO ASTOLFI © 2019




VAN GOGH - SULLA SOGLIA DELL' ETERNITA'
film di Julian Schnabel  © 2019
 
 
recensione
di Tiziano Astolfi © 2019
 
Il  film, della durata di circa due ore e uscito in Italia il 3 gennaio 2019, racconta gli ultimi anni della tormentata vita del celeberrimo pittore olandese Vincent Van Gogh.  Il difficile rapporto con l'amico pittore Paul Gauguin e il morboso rapporto con l'amato fratello Theo sono l'asse portante del film-documentario,  fino al misterioso suicidio/omicidio  avvenuto alla  età di soli 37 anni. In questo film  il regista Julian Schnabel, cineasta e artista contemporaneo newyorkese, vuole sottolineare, con una  sua personale interpretazione, il tormento, la solitudine, l'inquietudine, l'angoscia, le ansie e i continui conflitti interiori che il genio indiscusso dell'espressionismo affronta nella sua breve vita. Per evidenziare tutto ciò , l'autore e sceneggiatore della pellicola,  ricorre a particolari riprese, a volte soggettive, ma molto spesso sfocate oppure a inquadrature molto mosse e,  se non si considera che sono volutamente eseguite  in questo modo,  si può  ben dire che sono inguardabili e dannose per gli occhi dello spettatore attento. Sebbene nelle intenzioni del regista vi sia la volontà di trasmettere cinematograficamente la "visione" e l'esecuzione veloce della pittura di Van Gogh, il continuo traballare delle immagini, per quasi tutta la durata del film, fatte in gran parte dalla macchina da presa  tenuta a spalla, risultano molto fastidiose e rasentano quasi il livello dilettantistico.  Peccato che al regista pittore, laureato in arte all'università di Houston (USA), sia sfuggito l'aspetto estetico e armonico dell'opera. Un film che poteva essere molto interessante per capire meglio la vita straordinaria di un genio incompreso,  ma che forse poteva essere arricchito da altri  importanti elementi non  citati nella pellicola; cosicché il film, pur avendo un forte potenziale comunicativo, è in parte rovinato dalla superficialità nella scelta del tipo di ripresa cinematografica.
                                                                 
                                                                               Tiziano Astolfi




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venerdì 11 maggio 2018

LORO 2 - RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2018

                       LORO 2 - RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2018

 
 

Bolzano, 11 maggio 2018
LORO 2  film - regia di Paolo Sorrentino
recensione di Tiziano Astolfi © 2018

Da ieri, in tutte le sale cinematografiche, dopo due  settimane dalla prima proiezione,  viene proiettato Loro 2 ovvero la seconda parte dell'atteso film di Paolo Sorrentino, dedicato ad una delle figure più interessanti e controverse della società italiana contemporanea degli ultimi 25 anni. Anni in cui una parte politica, ma anche alcuni rami della magistratura, hanno vissuto compatti e uniti esclusivamente nell' antiberlusconismo più sfrenato. Curiosità, ammirazione, sdegno, invidia  ed una abbondante ipocrisia hanno caratterizzato questo periodo storico. Nelle intenzioni del regista non appare la sensazione che si voglia schierare ideologicamente né dalla parte berlusconiana né antiberlusconiana ma che si voglia invece orientare nella dimensione dei sentimenti di un personaggio che, ad una attenta analisi, sembra misterioso e forse incomprensibile ma in cui inevitabilmente traspare l'aspetto umano. Un film in cui prevale l'aspetto metafisico, l'importanza della luce e della musica caratterizzano il taglio "felliniano" della pellicola. Loro2 inizia con una ragazza nuda ai bordi di una piscina nell'atto di depilarsi. E' l'inizio di una serie di immagini metaforiche che rispecchiano una cronaca vera o costruita sul personaggio Berlusconi, cronaca fatta conoscere alla  società attraverso congeniati media di diverso orientamento politico. "Tutto vero, tutto falso" e poi "Tutto non è abbastanza" sono le didascalie stampate sopra i rispettivi titoli di Loro 1 e Loro 2 che appaiono nei manifesti dei 2 films. Il dialogo tra due imprenditori, Berlusconi e un probabile Ennio Doris, (interpretati ambedue da Toni Servillo), ricorda la scalata al potere economico nell'ambito delle costruzioni edilizie e le qualità indiscusse del grande piazzista. L'abilità nel sedurre uomini politici necessari per ritornare alla guida del governo, dopo la caduta del governo Prodi nel 2008, sono parallele alle sequenze in cui decine di ragazze, reclutate dal solito Tarantino (interpretato da Scamarcio),  tentano di arrivare a Lui per ottenere visibilità o successo nel mondo dello spettacolo. Il dialogo rivelatore con la moglie Veronica (interpretata da E. Sofia Ricci) è al centro dell'opera: è il dialogo pre-divorzio di una moglie delusa, stanca di subire i "probabili" o presunti tradimenti coniugali di cui la stampa non esita ampiamente di pubblicare. Negli ampi spazi di una delle sue lussuose ville, non mancano le canzoni napoletane cantate dallo stesso Silvio e accompagnate alla chitarra dal fedeIe Apicella, il cantante italiano diventato noto per aver interpretato canzoni scritte da Silvio Berlusconi. I  consigli del grande e vecchio amico Confalonieri e il breve dialogo con il popolare Mike Bongiorno sottolineano momenti di riflessione sulla condotta morale del personaggio B. Il film termina con l'evento del catastrofico  terremoto dell'Aquila, in cui Berlusconi, aggirandosi tra le macerie,  incontra la gente del luogo,  promette di dare il suo aiuto personale e annuncia la costruzione delle new-town. Una gru recupera, solleva  e poi adagia una statua raffigurante un corpo tra lo stupore della gente che viene ripresa da una lunga e inquietante panoramica. Un film interessante, scenograficamente perfetto ma forse un po' troppo lungo. Due film dalla durata complessiva di oltre 200 minuti che probabilmente potevano essere ridotti ad un' unica pellicola, una doppia proiezione che lascia sospettare una calcolata operazione commerciale.    

                                                            Tiziano Astolfi



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venerdì 27 aprile 2018

LORO 1 - RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2018

 
LORO 1 - recensione di Tiziano Astolfi © 2018 

LORO 1 film 2018 - regia di Paolo Sorrentino  
recensione di  Tiziano Astolfi  26 aprile 2018

Da alcuni giorni è uscito nelle sale cinematografiche il film: LORO 1 di Paolo Sorrentino. Un film metaforico, pseudo documentaristico, a tratti surreale, provocatorio ma anche dai contenuti squallidi. Una pecora entra in una lussuosa villa e assiste alla proiezione di alcuni canali televisivi commerciali mentre un condizionatore d'aria abbassa gradualmente la temperatura ambiente fino a far morire l'animale. Un rampante impresario venuto dal sud, cocainomane e senza scrupoli (interpretato da Scamarcio) recluta disinibite ragazze per introdurle nel mondo dello spettacolo attraverso party organizzati. Droga, alcol e orge caratterizzano il clima degli incontri. Politici corrotti coinvolti in probabili illeciti affari mirano al potere cercando di salire sul carro del vincitore per poi colpire il suo condottiero. Lo specchio di un'Italia corrotta è quello della cosiddetta seconda repubblica. Una ricostruzione fantastica, quasi fedele, rabbiosa e politica dei primi anni duemila.  A Roma un camion della nettezza urbana, a causa di una pantegana, esce di strada e, capovolgendosi, sparge una valanga di rifiuti che improvvisamente si trasformano in una pioggia di pasticche ecstasi. Un imprevisto ed  esplicito segnale metaforico della società capitolina. Ma chi è l'uomo a cui si fa riferimento? Ma è ovvio, è Lui. Lui è il grande burattinaio che il regista Sorrentino nella pellicola fa apparire solo a circa tre quarti della proiezione. Un panfilo con a bordo decine di ragazze seminude si aggira nelle acque delle spiagge della Sardegna per cercare di attirare l'attenzione di Lui, l'uomo più amato o odiato ma sicuramente più invidiato d'Italia. Ma Lui, cosi compare il nome di Sivio Berlusconi nei display degli smartphone, è seriamente intenzionato a riconquistare il cuore della moglie Veronica. Troppi interessi, politici, aziendali e sportivi riferiti all'amato e pluridecorato Milan, sembra abbiano allontanato sua Emittenza Silvio (interpretato e caricaturato da Toni Servillo) dal suo secondo nucleo famigliare. Eppure nell'immenso parco della sua lussuosa villa, tra innumerevoli tipi di piante di cui è profondo conoscitore,  trova il tempo per illuminare filosoficamente il suo amato nipotino. Un reale Fabio Concato appare nei giardini della villa cantando la canzone "Una domenica bestiale" in memoria dei primi incontri avuti con la bellissima Veronica (interpretata da E. Sofia Ricci). Un aspetto sentimentale in cui traspare una vaga simpatia del personaggio che il regista sembra voglia delicatamente sottolineare nell'ultima parte della prima proiezione. Anche in questo film, come in molti altri concentrati sulla figura di Berlusconi, il  ritratto del berlusconismo fa ancora discutere sull'uomo, l' impresario e il politico che ha maggiormente influito nella vita sociale degli ultimi venticinque anni.  
                                                                              
                                                                          Tiziano Astolfi
 
Bolzano 26.04.2018
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domenica 11 marzo 2018

NOME DI DONNA (film) recensione di Tiziano Astolfi © 2018


Recensione di Tiziano Astolfi 
10 marzo 2018
NOME DI DONNA 
(regia di M.T.Giordana-2018)
Il film propone una tematica antica: le molestie sessuali. La protagonista Nina,(interpretata da Cristiana Capotondi), alla ricerca di un lavoro con cui  mantenere se stessa e sua figlia, viene finalmente assunta come inserviente in un centro di assistenza per anziani. Inserita nell’organico della struttura di accoglienza, ben presto dovrà fare i conti con il direttore (interpretato da Valerio Binasco), un tipo prepotente, senza scrupoli e "malato" sessualmente. La giovane Nina però non ci sta e, contrariamente  alle sue colleghe, si ribella. Quello che però turba maggiormente Nina è quando viene a conoscenza del fatto che quasi tutte le colleghe per omertà  tacciono e nessuna si oppone alle molestie del direttore. Decisa a non sottomettersi, ma dovendo subire un conflitto interiore con il rischio di essere licenziata, la protagonista si rivolge prima ad un sindacato e poi ad un avvocato donna al fine di attivare una causa legale. Avviata la denuncia, il procedimento giudiziario si presenta difficile poiché il direttore, oltre ad essere protetto dalle alte sfere ecclesiastiche, gode di un’alta onorabilità, ma alla fine Nina, attraverso una serie di elementi a suo favore, compresa una videoregistrazione che incastra il direttore, ottiene giustizia. Il film, ben costruito in 98 minuti di pellicola, ha, nelle intenzioni del regista Marco Tullio Giordana,  la missione di lanciare un messaggio: cambiare il mondo e renderlo migliore di quello che è. Una proiezione interessante che fa riflettere le donne e soprattutto gli uomini. Le donne potranno prendere coscienza  ed avere il coraggio di dire “no” senza paura di respingere avance non gradite. Gli uomini avranno l’occasione per meditare e onestamente dissociarsi da comportamenti prepotenti ed ignobili.  

                                                                      Tiziano Astolfi

                                                                                   

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domenica 11 febbraio 2018

SONO TORNATO - Recensione di TIZIANO ASTOLFI © 2018


      SONO TORNATO    
 regia di Luca Miniero - film 2018
Recensione di Tiziano Astolfi 11.02.18

Un film surreale, divertente, metaforico ma soprattutto un film che fa riflettere. Cento minuti di pellicola in cui il regista Luca Miniero mette in evidenza i grandi errori del passato e soprattutto i madornali errori del presente. Il film racconta di un improbabile Duce (interpretato da Massimo Popolizio) catapultato  in una piazza romana di un quartiere multietnico nella complessa realtà del 2017. Un’Italia in cui regna il caos, dove i valori conquistati in decenni sembrano crollati o privi di senso: politici corrotti, immigrazione incontrollata, la crisi economica e un’idea di futuro  incerto che mette paura. In questo scenario un giornalista documentarista precario (interpretato da Frank Matano) viene casualmente a contatto con Benito Mussolini e, credendolo un attore comico, lo invita a collaborare per realizzare uno scoop televisivo di successo. Il duce, capendo immediatamente il valore degli attuali media, accetta ed insieme girano l’Italia per videoregistrare le reazioni della gente ad un eventuale ritorno di un uomo forte che possa  mettere “ordine” nell’attuale società. L’operazione funziona benissimo tanto da diventare un seguitissimo show televisivo in cui il Duce diventa indiscusso protagonista. E cosi il film racconta le speranze, l’aspetto comico-surreale ma anche le paure  che il personaggio Benito ancora incute in chi non ha dimenticato. Ed è qui che il film, ben costruito, invita ad una profonda riflessione: ma perché molti, nonostante tutto, ancora oggi, a torto o ragione, strizzano l’occhio ad un uomo forte e deciso come il condottiero di Predappio? E perché la paura di un malcapitato, non sia mai, ritorno? E chi sarebbero i responsabili di un eventuale ritorno di un regime forte e autoritario: chi “abbaia” solamente più forte? o chi ha realmente creato le disastrose condizioni economiche,  sociali e morali  affinché  questo avvenga? Un bel film che merita di essere visto e onestamente discusso.
                                                                               Tiziano Astolfi

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venerdì 15 gennaio 2016

LA CORRISPONDENZA (regia G.Tornatore 2016) RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2016


LA CORRISPONDENZA (regia di G. Tornatore 2016)            ***  RECENSIONE DI TIZIANO ASTOLFI © 2016  ***
Un film difficile, un ottima scenografia, luce perfetta controllata perfettamente dal regista e diversi spunti su cui riflettere. E' una storia d'amore tra un affascinante sessantenne docente universitario e la sua amante, una sua ex allieva fuori corso. Il professore Ed (Jeremy Irons) è un personaggio un po' contorto, forse un po' egoista nei confronti della sua famiglia ma follemente innamorato della studentessa di astrofisica (Olga Kurylenco) che ha circa 30 anni di meno ed è tre anni più giovane di sua  figlia. All'inizio è difficile intuire il vero rapporto tra i due: per il professore potrebbe sembrare una situazione egoistica e di puro comodo nell'intento di tenersi solo il buono ovvero la bellezza della giovane Amy (il nome della ragazza). Forse l' inesperienza della ragazza, data la giovane età, evita al professore i disagi quotidiani ma non per questo, con abili manovre, la costringe alla clandestinità per altro da lei condivisa senza particolari reclami. L'aspetto tecnologico appare come il fil-rouge di una storia reale e virtuale nel medesimo tempo. Dopo circa 6 anni di anomala frequentazione con la sua amata, il professore Ed, che è anche uno stimato ricercatore astrofisico, scompare definitivamente dalla reale frequentazione della bella giovane ma continua il rapporto virtuale, o meglio continuano i contatti, attraverso i-phone, sms, skype e videoregistrazioni su disco. La giovane attraversa un conflitto interiore a causa della morte dell'amato padre provocata da un incidente automobilistico in cui lei stessa era alla guida del mezzo e per questo motivo si sente responsabile del drammatico incidente. Una ferita aperta che controlla con difficoltà e che le provoca un involontario e difficile rapporto con la madre. Per la ragazza, la prematura scomparsa  del padre sembra rimarcare in lei la necessità di avere una importante figura maschile di riferimento.  Per diletto e anche per guadagnare qualche soldo, l'intraprendente studentessa si presta come stunt-woman in alcune pericolose scene cinematografiche, azioni che le permettono di mettersi alla prova simulando delle finte morti. Il professore di astrofisica, definendo la ragazza "Kamikaze" le dà suggerimenti su come orientare la sua vita spingendola anche a concludere i propri studi. La bella ragazza, sempre attratta e innamorata del suo pigmalione, segue affascinata gli insegnamenti che continuano in maniera virtuale  finchè scopre che il suo professore è morto a causa di una malattia che, per amore, le aveva sempre nascosto. Una sofferenza nascosta e conosciuta solo a pochissimi intimi amici che aiutano il professore Ed ad architettare il suo progetto. Una separazione dunque che non avviene ma che continua con una serie di messaggi programmati nel tempo e che il professore farà inviare da un fidato notaio dopo la sua morte. Dunque un elogio anche alla tecnologia dove nell'era di internet l'astrofisico proietta l'azione del suo amore come quando muore una stella ma continua a vivere riflettendo la sua immensa luce. Una storia d'amore non ben definita ma, come dice il regista, l' importante è che sia esistita. Un film da vedere per poi riflettere.             
                                                  
                                                      Tiziano Astolfi

 
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lunedì 21 dicembre 2015

PSEUDOGRAFFITTARI O SEMPLICEMENTE VANDALI di Tiziano Astolfi © 2015

PSEUDOGRAFFITTARI  O  SEMPLICEMENTE VANDALI ?
 

 
Lettera alla  città di Bolzano in difesa dei Writers

Da alcuni mesi a questa parte si aggirano a Bolzano alcuni vandali che si divertono a scarabocchiare in maniera sistematica e insistente i muri dell'intera città. Non è sicuramente un fenomeno nuovo assistere a questi insulsi atti vandalici che, per  le loro caratteristiche non hanno nessun aspetto creativo o artistico (viste la qualità e la tipologia dei segni), ma hanno puramente il compito di attestare chi è l'autore attraverso sigle o acronimi decifrabili solo dagli stessi maldestri autori. Tuner, Tnr, Rowen, Tues sono gli scarabocchi più frequenti che si possono notare su ormai decine e decine di case private e non o su pareti di edifici in genere, dai Piani ai quartieri Casanova e Firmian,  ma anche Oltrisarco e Gries non sono risparmiati. Recentemente gli scarabocchi sono apparsi sulle pareti del distretto sanitario Europa di via Palermo accompagnati anche da qualche bestemmia. (C'è da chiedersi quando il direttore responsabile del distretto intenda porre rimedio e far cancellare le sopraccitate scritte ritenute anche offensive per gli abitanti del quartiere e non solo.)   Non di meno ad essere imbrattato  è il nuovo ponte Twenty che, ancora prima di essere inaugurato e aperto al pubblico, ha già subito le malefatte dei soliti imbrattatori. Ora al cittadino attento, che desidera una città educata non solo al traffico ma anche al decoro della stessa, viene naturale porsi alcune domande. Che tipo di mentalità, che formazione culturale, quale soddisfazione potrebbero avere  gli arroganti autori di tali atti vandalici? Visti i tantissimi scarabocchi, eseguiti con colori diversi e a volte di grandi dimensioni,  è naturale chiedersi: ma... le bombolette di colore spray, quanto costano? Dove le prendono? Le comprano? Mediamente una bomboletta spray da 400 ml, che basta per "scrivere" anche una sola lettera o un segno di grandi dimensioni, potrebbe costare dai 5 ai 9 euro a seconda delle tinte.  Allora immaginiamo quanto potrebbe costare colorare una sigla intera. Sono forse degli imbrattatori ricchi e scemi?  Oltre i normali cittadini ad essere irritati dagli innumerevoli scarabocchi, ora protestano anche i cosiddetti "Writers" i quali, è bene non confondere, in molti casi sono veri artisti di strada con invidiabili capacità tecniche e creative. E' da sapere che i Writers (più comunemente conosciuti come "graffittari") chiedono e ottengono permessi dal Comune per dipingere o decorare appositi spazi stabiliti dallo stesso Comune.

Allora è lecito farsi un'ulteriore domanda: ma cosa fa il Comune di Bolzano per prevenire questi fastidiosi atti  vandalici?

                                                                                                   Tiziano Astolfi

giovedì 8 maggio 2014

* * * ALESSANDRO DAMIAN BY MICROCOSMOPOP * * *

IL POLIEDRICO "ALE" DAMIAN  di Lidia Bertacchi 2014 


 
Pubblicato su Qui Bolzano n.9  del 8 maggio 2014

Artista poliedrico, autore di canzoni,  produttore, arrangiatore,  giovane  ma con una poliennale esperienza nel campo musicale, il bolzanino Alessandro Damian  è un personaggio  conosciuto nel settore artistico a livello regionale e oltre, non solo per aver suonato con parecchie formazioni,   ma anche per aver prodotto e arrangiato le loro musiche. Alessandro si occupa infatti di produzioni audio (realizzazione di  ‘demo’CD per gruppi emergenti), di hard disk recording, di pre- e post- produzione applicata al sistema di elaborazione digitale Cubase/Steinberg (nell’ambito di MicrocosmoPop recording Studio). Nel 2004 perfeziona ed elabora importanti cognizioni tecniche frequentando, presso il CAT Sound Studio di Rovigo, un corso per fonico-operatore sulla registrazione sonora digitale (Pro-tools tdm) con l’insegnante Mario Marcassa. Già in giovanissima età, Damian viene indirizzato al solfeggio sul pianoforte sotto la guida del prof. Marco Facchin, per poi avvicinarsi al mondo delle percussioni con il maestro Mario Punzi, imparando a suonare la batteria. Nel 1997, grazie all’incontro con Tiziano Astolfi, imposta le prime nozioni su chitarra e basso elettrico, teoria e pratica musicale, timing, composizione, ecc. e comincia a suonare in alcuni gruppi musicali, alternando basso e chitarra. Autore registrato alla  Siae (Società Italiana Autori Editori) fin dal 2002, inizia a comporre ed eseguire diversi brani musicali originali che gli permettono di acquisire sempre maggiore autorevolezza e capacità nell’arrangiamento e nell’elaborazione del rapporto tra le varie componenti strumentali.  Negli anni 2004/2010 partecipa con alcune formazioni musicali (i Pea, i Killjoy, i Julius Bana e gli Eugenie) ad importanti eventi musicali tra cui l’ “I-TIM Tour” di Trieste, l’ “Italia-Wave” di Firenze, il “M.E.I.” di Faenza e il “B-checkezd” Tour svoltosi in Germania e nella Repubblica Ceca; vince, con i bolzanini Eugenie, il concorso nazionale “Rock Targato Italia” organizzato a  Milano. Un curriculum musicale di tutto rispetto considerato che Alessandro ora ha solo 28 anni! L’esperienza fatta sul campo e l’entusiasmo nell’esercitare la propria creatività nel settore artistico-musicale hanno orientato il giovane pluristrumentista ad operare   nell’ambito della produzione audio  presso lo studio MicrocosmoPop di Bolzano insieme ai fedelissimi Thomas Lorenzi e Simon Weisskopf: un’iniziativa   in cui sono coinvolti giovani che offrono la loro esperienza ad altri giovani, oltre che collaborare con alcuni noti musicisti nell’entourage della musica bolzanina. Lo stile che caratterizza l’attività di Alessandro nelle  produzioni musicali è la precisione e la raffinatezza nell’assemblare le diverse dinamiche strumentali, l’originalità dei suoni combinati in modo insolito e personale. Che dire ancora? Auguriamo buon lavoro a tutti  quei progetti musicali in cui sono coinvolti giovani musicisti che mettono a frutto la loro creatività inventando qualcosa di nuovo!

                                                                                                           Lidia Bertacchi 
Tutti i diritti riservati - Copyright by Lidia Bertacchi  2014 

domenica 1 aprile 2012

A GENTILE RICHIESTA, NEOLOGISMI TRECCANI - SOLO PER RIDERE a cura di Tiziano Astolfi

ABBECEDARIO espressione di sollievo di chi si accorge che c’è anche Dario
ACCOZZAGLIA gruppo di ragazze dall’aspetto poco gradevole
ALANO cane di cui è certo un particolare anatomico
ANAMNESI fenomeno di cui ci si dimentica di avere il culo
APPARECCHIO elettrodomestico per preparare la tavola
AUTOCLAVE arma automatica dell’età della pietra
BACCANALE frutto selvatico usato come supposta
BATTISTRADA prostituta (gergale)
BEONE to be the number one
BIDET detto due volte
BISCAZZIERE persona maschile sessualmente molto dotata
CALAMARI molluschi responsabili della bassa marea
CAPPUCCETTO ROSSO preservativo sovietico
CATALESSI Catalani condannati alla pentola a pressione
CELLULITE lite tra telefonini
CERBOTTANA cervo femmina di facili costumi
CIAMBELLANO colui che ha il più bel culo del reame
CITOFONO scimpanzè maschio musicale
COLONIA PENALE detergente intimo maschile
COREOGRAFO studioso della mappa della Corea
CREDENZA POPOLARE armadio economico
CULINARIA associazione paracadutisti gay
DERAGLIARE uscire dalla rotaie facendo il verso dell’asino
DODECAGONO figura piana di 12 lati nei cui 12 angoli vanno di corpo 12 persone
EQUIDISTANTI cavalli in lontananza
EQUILIBRISTA bibliotecario dei cavalli
EQUINOZIO cavallo che non lavora
ERRONEO piccola macchia della pelle in un posto sbagliato
ESCURSIONE TERMICA gita in montagna quando fa molto caldo
ESTERREFATTO drogato straniero
ESTESO uomo orientale nevrotico
FAHRENHAIT fare tardi la notte
FANTASCIENZA aranciata spaziale
FONETICA disciplina che regola il comportamenti degli asciugacapelli
FORMICHIERI insetti del giorno prima
FREGATA unità navale sottratta al nemico
GESTAZIONE gravidanza della moglie di un ferroviere
GIULIVA slogan di chi è vessato dall’ Imposta sul Valore Aggiunto
INTERPRETATO posto tra due preti
NIENTEPOPODIMENO lassativo molto potente
NOVANTENNE radioamatore molto attrezzato (dotato)
PALAFITTA intenso dolore al testicolo
PANGRATTATO pagnotta ottenuta poco lecitamente
PROFILATTICO mansarda in puro lattice naturale
PROFITEROL magnaccia parigino
SOMMARIO indicativo presente del verbo “ essere Mario”
STRAFOTTENTE dicesi di persona di grandi qualità amatorie
ZONA DISCO parcheggio per gli UFO

lunedì 3 ottobre 2011

LAVOISIER: “NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE MA TUTTO SI TRASFORMA” di Tiziano Astolfi

“Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” dice il padre della chimica moderna.
Il progetto è dunque la trasformazione di un’idea ma… l’idea di cosa è la trasformazione?
L’idea è forse la trasformazione delle proprie intenzioni? …di un progetto esistenziale? …di un segmento della vita? …di una fase necessaria a temperare il percorso della propria vita? L’idea è la trasformazione di una sofferenza? oppure di una gioia? E per chi non possiede idee, quale è lo scopo o il senso della propria esistenza? E allora?...chi non possiede idee o non è in grado di formulare idee, cosa propone? perché vive? Qual è il suo ruolo esistenziale? Vive, suo malgrado o incoscientemente, per continuare la specie umana? …e ha come elemento primario il compito di tramandare la sua conoscenza come un semplice ingranaggio di una catena di trasmissione oppure, in qualità di fattorino, semplicemente consegnare il bagaglio “acquisito” al suo destinatario? Mi sono posto queste domande molte volte... Cosa se ne può dedurre? Qual’ è il contributo evolutivo dato all’umanità dalla persona priva di idee? E’ forse necessario per il corollario della moltitudine di persone beneficiarie delle idee altrui? Probabilmente, si! Dice Schopenhauer: “Per avere delle idee originali straordinarie e forse immortali, non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino essere nuovi e insoliti e rivelino in tal modo lo loro vera essenza.” - Una riflessione geniale che da sempre mi affascina.

lunedì 26 settembre 2011

OLTRE L'ACTION PAINTING, LA CULO-ART (MOVIMENTO ARTISTICO) di Tiziano Astolfi


OLTRE L’ACTION PAINTING: LA CULO-ART (MOVIMENTO ARTISTICO)
CINQUE ELEMENTI FONDAMENTALI CHE CARATTERIZZANO IL MOVIMENTO ARTISTICO


1 Preparare una tela posizionandola su un cavalletto (tipo en plein air) ad altezza fondo-schiena

2 Mangiare un abbondante piatto di fagioli o altri legumi o cibi con caratteristiche simili che possano contribuire ad una elevata produzione di gas

3 Preparare una vasta gamma di colori a tempera molto diluiti

4 Posizionare e spalmare i colori sopra ed immediatamente ai lati del vostro ano

5 Spingere con la massima energia l’aria emessa dallo sfintere anale affinché i colori vengano gettati o proiettati verso la tela sulla quale apparirà una originale composizione artistica

giovedì 4 agosto 2011

TIZIANO ASTOLFI - COME SARA'

COME SARA' testo e musica di Tiziano Astolfi
Come sarà non lo si sa,
come e perché dove io sarò.
Spazio, tempo, movimento,
la memoria di un evento.
E spero che, son certo che
una bugia non sarà,
questa vita che ci prende
e poi ci lascia piano.

Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai

Sole alto, luna piena.
Cuore lento, vita forte.
Nebbia nella mia savana
e la vita passa piano.
Tra promesse, desideri
sogni oppure segni veri
scorre lento il mio pensiero
e il destino vedo chiaro.

Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai
Tu saprai, cosi come non mai
Tu vivrai, cosi come non mai


Tutti i diritti riservati -Copyright by Tiziano Astolfi 2004
http://www.tizianoastolfi.com/

martedì 2 agosto 2011

ADDIO ALL' ATTRICE "GINELLA" BERTACCHI * >> il ricordo di Lidia Bertacchi


E’ scomparsa il 29 luglio 2011 l’attrice bolzanina Ginella Bertacchi, che ha iniziato la sua attività professionale nel lontano 1956 a seguito del concorso “Talia” indetto dalla Rai per l’interpretazione di “Pel di carota” di J.Renard. Ginella, più conosciuta in ambito nazionale che locale, ha sostenuto per 35 anni ruoli di attrice giovane, prima attrice e comprimaria in compagnie importanti come la Compagnia del Teatro Italiano diretta da Turi Vasile per le regie di D’Anza e Peppino De Filippo, insieme agli attori Arnoldo Foà, Giancarlo Sbragia, Alberto Lupo, Mila Vannucci e lo stesso Peppino De Filippo. In seguito ha lavorato con passione per quattro stagioni con il Teatro Stabile di Bolzano diretto da Fantasio Piccoli, Pietro Privitera e Marco Bernardi su testi di C. Goldoni, H. Balzac, G.B. Shaw, L. Pirandello e altri, con attori come Tino Schirinzi, Nino Besozzi, Renzo Ricci, Magda Mercatali ecc.Fondamentale è stata la sua esperienza con il Teatro Stabile di Trieste diretto da Giulio Bosetti e Sergio D’Osmo, su repertori di Molière e Dürrenmatt, con lo stesso Bosetti, Mario Scaccia e Paola Bacci e la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano diretto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Indimenticabile la sua interpretazione della “servetta” nell’”Arlecchino servitore di due padroni”, commedia di C.Goldoni recitata con Gianrico Tedeschi, Ottavia Piccolo, Tino Carraro, Carlo Simoni. Attrice di grande esperienza e di alta professionalità, appartenente alla ‘vecchia scuola’ del teatro di parola, Ginella Bertacchi, oltre ad aver girato l’Italia e l’Europa (Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio), ha effettuato importanti tournèe a New York, in Brasile, Argentina, Perù, Venezuela e Guatemala. Dotata di grande versatilità, precisa, rigorosa, ha interpretato innumerevoli commedie dalla “ La vedova scaltra” di C.Goldoni alla ”Dodicesima notte” di Shakespeare. L’ultima di cui ha fatto parte è La Compagnia Teatro Mobile diretta da G.Bosetti, anche lui recentemente scomparso, in cui ha recitato con sensibilità e personalità testi di Molière, Goldoni, Pirandello, Kafka, Feydeau, insieme a Marina Bonfigli, Paola Borboni, Ugo Pagliai ed altri. Oltre al teatro, Ginella si è impegnata anche nel doppiaggio cinematografico e in quello televisivo e ha svolto varie attività in ambito radiofonico.
Parte della sua vita l’ ha anche dedicata all’insegnamento e alla preparazione di allievi al Centro sperimentale di cinematografia , ha tenuto numerosi corsi di recitazione all’ M.T.M. e all’Accademia Silvio D’Amico di Roma, città nella quale ha vissuto per molti anni. Ha insegnato presso l’Accademia d’Arte drammatica di Palmi e all’Istituto Nazionale d’Arte di Siracusa. Spirito libero dal punto di vista ideologico ed etico e pronta ad impegnarsi socialmente e politicamente, ha curato la regia della “Cantata per la festa dei bambini morti di mafia” di L.Violante per il Teatro Libero di Milano. Con l’Associazione “Tempo di fermenti” di Albano Laziale ha realizzato letture drammatizzate di Svevo, Lorca, Wesker, Nicolai.
Tornata a Bolzano nel 2000, instancabile e con la voglia di donare la sua esperienza, ha collaborato e curato la regia di alcune rappresentazioni teatrali per le produzioni Forcato . Nel 2006, tra le innumerevoli idee e progetti, si è esibita nella lettura espressiva di alcuni brani tratti dal libro “Lupus Giampi, favola metropolitana on-line” di T.Astolfi-L.Bertacchi (Armando Editore, Roma), in anteprima ad una relazione tenuta dagli stessi autori e da alcuni critici letterari, in occasione della presentazione dello stesso libro, tenutasi al centro culturale del Teatro Cristallo di Bolzano nel maggio dello stesso anno. Nel 2011 viene nuovamente richiamata dal regista del Teatro Stabile di Bolzano, Marco Bernardi, il quale le offre una parte nella commedia “Il ritorno” di Carlotta Clerici, spettacolo che andrà in scena in prima mondiale a Bolzano il 10 novembre prossimo. “Un ruolo che sarebbe stato perfetto per lei, dell’anziana divertente e svampita,”- sostiene lo stesso Marco Bernardi. Purtroppo l’attrice non ha potuto portare a termine quest’ultimo progetto a causa della sua prematura scomparsa, ma Ginella sarà sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria. Il pubblico applaude e ringrazia…




*** Tutti i diritti riservati - Copyright by Lidia Bertacchi 2011

sabato 9 luglio 2011

SEDURRE O FARSI SEDURRE? - TIZIANO ASTOLFI

SEDURRE O FARSI SEDURRE?
IO MI LASCIO SEDURRE DA TUTTO CIO CHE E’ BELLO, GENIALE E AMOREVOLE.


Ma, cos’è la seduzione? Sedurre vuol dire condurre a se e quindi farsi sedurre vuol dire farsi condurre! Molto dipende dal carattere o dalla personalità che si ha. Lo ammetto, forse sono un po’ pigro ed è difficile che mi faccia condurre facilmente… Eppure a volte, poche volte per la verità, cercare di farsi condurre o seguire una meta ne vale la pena…ma…Dove? Quando? Come? Perché? Una grande emozione mi può coinvolgere e quindi mi può condurre ad osservare attentamente l’estetica, il bello. Può essere una forma d’arte, uno straordinario equilibrio armonico che mi spinge a cercare nell’estetica e quindi, in questo caso, è il bello che mi seduce. Mi affascina ciò che è geniale ed originale nella sua natura o nella sua specie, in questo caso è l’istinto che mi suggerisce di seguire, di farmi condurre. Al contrario, la quotidianità, la ripetizione dell’evento, la copia, l’imitazione, la replica, la mancanza di fantasia sono elementi che mi allontanano. Ma quello che veramente mi seduce è tutto ciò che è amorevole, tutto quello che si fa con amore, quello che è sensibilmente intelligente, quello che è puro nella sua essenza: tutto questo mi induce a riflettere profondamente e mi orienta a seguire o cercare un relativo senso alla propria esistenza. Tiziano Astolfi (Bolzano)

martedì 22 marzo 2011

TIZIANO ASTOLFI: RIFLESSIONI SULLA RANA DI KIPPENBERGER






LA RANA DI MARTIN KIPPENBERGER (1953-1997)

(TITOLO DELL'OPERA: PER PRIMA I PIEDI)

Una domanda impossibile all’autore della rana in croce esposta nel 2008 al Museion di Bolzano. Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla Rana di Martin esposta nel 2008 al Museion di Bolzano ha prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera, se non quelle di aver involontariamente fatto salire il valore anche delle altre opere dell’artista stesso. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, hanno ritenuto che l’opera fosse stata una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il museo ospitante. Se fosse questa seconda ipotesi, il vero valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di aver esposto l’opera, aspetto che riguardava esclusivamente il gallerista o il direttore del museo. Io l’opera l’avevo osservata attentamente e avevo cercato di rispondere alle domande che mi aveva posto. Mi avvicinai all’opera, tesi bene l’orecchio per sentire le sue domande e all’improvviso mi sentii chiedere: “Credi che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non seppi rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera, ancora oggi non so dare risposta. Continua però in me ancora oggi il desiderio di voler chiedere all’artista chi dei due volesse veramente rappresentare, a meno che (terza ipotesi) non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da molti anni… ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà? - TIZIANO ASTOLFI (Bolzano) http://www.tizianoastolfi.com/
LA RANA DI KIPPENBERGER
Come si sa, l’arte moderna non dà delle risposte ma pone delle domande. Sì, l’arte moderna ci insegna questo, sta all’osservatore rispondere o interpretare cosa vuol dire e qual è il messaggio che l’artista lancia attraverso le sue opere. L’ artista, nella nostra società moderna è libero di pensare e quindi di esprimersi come meglio crede, esattamente come recita l’art. 33 della Costituzione italiana, salvo poi intoppare nell’art. 21 dove sono vietate le manifestazioni contrarie al buon costume: si tratta allora di stabilire cos’è il buon costume e oggi, partendo dalla programmazione televisiva sia privata che, ancor peggio, quella pubblica di stato, è abbastanza difficile capire o stabilire cos’è il buon costume. Quindi libertà di pensare, di esprimersi, di chiedere e libertà di rispondere se si ha il coraggio o si hanno le idee chiare per spiegare onestamente il proprio pensiero. E’ ovvio che il clamore e la diffusione mediatica sulla esposizione della rana crocefissa (datata 1990) hanno prodotto effetti che vanno ben oltre le intenzioni dell’autore dell’opera. D’altra parte ci sono molti visitatori e anche qualche critico d’arte che, a torto o a ragione, ritengono che l’opera sia una simpatica e astuta mossa pubblicitaria studiata a tavolino o un ottimo spot per il Museion (forse più probabile). Se fosse questa seconda ipotesi, il valore dell’opera starebbe proprio in questo concetto. Evviva la “genialità” dell’artista! ma penso che sia difficile che ora Martin Kippenberger, l’autore dell’opera, possa ammetterlo. Personalmente tutto questo non mi interessa, vorrei andare oltre il semplice ma contorto quesito riguardante l’opportunità o meno di esporre l’opera, eventualmente questo aspetto riguarda esclusivamente il gallerista o il direttore di un museo. Io l’opera l’ho osservata attentamente e ho cercato di rispondere alle domande che mi ha posto. Mi sono avvicinato all’opera, ho teso l’orecchio per sentire bene le sue domande e mi sono sentito chiedere: “Credete che questa rana crocefissa sia il ritratto di Gesù secondo le ricerche religiose dell’autore o semplicemente sia l’autoritratto dell’autore dell’opera, come egli stesso amava definirla?”. Sinceramente non ho saputo rispondere anche perché non ho mai visto nè “fotografie” dell’epoca di Gesù né ho mai visto l’autore dell’opera. Ora mi piacerebbe chiedere all’artista chi dei due volesse rappresentare, a meno che non ce l’avesse con le povere rane, ma… attenzione, se fosse questa terza ipotesi allora interverrebbe immediatamente il WWF. Purtroppo l’autore dell’opera è morto ormai da undici anni e non mi può rispondere ma forse qualcun’ altro per lui … mi risponderà.
TIZIANO ASTOLFI
(Bolzano)

lunedì 7 giugno 2010

TIZIANO ASTOLFI - AFORISMI & RIFLESSIONI

01) L'uomo è indirizzato a quattro generi di vita: al piacere che è un fine per schiavi e bestie, all'onore che è oggetto della vita politica, alla ricchezza che non è un fine ma un mezzo e alla contemplazione che è il fine supremo. Sinceramente... a quale genere credi di appartenere?

02) Esiste il silenzio della ricerca e il silenzio della incomunicabilità... c'è anche il silenzio assordante! ... non temete, ascoltate il silenzio!

03) Che tu sia colto non lo so, che tu sia intelligente lo posso vedere.

04) Per alcuni artisti la loro arte è la trasformazione del pianto in un'opera.

05) Non comprate quadri di arte moderna, fateveli!

06) Ogni uomo desideroso di giungere al fine supremo dell'anima chiede responsi agli oracoli staccando completamente il suo spirito dalle cose volgari: questo è il campo ideale del surrealismo.

07) Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma: il progetto è la trasformazione di un'idea ma... l'idea di cosa è la trasformazione?

08) Ovunque voi siate amate il punto dove siete poichè tutto comincia da li.

09) Per avere delle idee originali, straordinarie e forse immortali non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti in modo cosi completo che gli avvenimenti più comuni sembrino nuovi e insoliti e rivelino in tal modo la loro vera essenza.

10) Non intendo l'arte come imitazione della realtà ma effetto di una analisi ricorrente. -

*

giovedì 18 marzo 2010

TIZIANO ASTOLFI: COME NASCE UNA CANZONE

Molti si chiedono: "Come nasce una canzone?" oppure: "Si scrive prima il testo o la musica?"... e ancora: "Qual'è il luogo ideale per comporre un brano musicale?"- Quando, dove e come non si può stabilire. Se hai un temperamento musicale può essere che l’idea di una melodia ti nasca in qualsiasi luogo all’improvviso, provocata da particolari circostanze: da rumori trasformati in suoni, da suoni intervallati da silenzi, da ritornelli che vagano ripetutamente nella mente fino a prendere forma nel più adatto giro armonico. E poi i suoni suggeriscono testi e i testi, a seconda del loro contenuto, possono determinare la pulsazione, cioè la velocità del brano stabilendo di conseguenza la metrica. A volte, anzi quasi sempre, tutto questo è già nell’aria, basta saperlo cogliere.